
Cerchiamo di farla il più semplice possibile: nel 1974 Svizzera e Italia firmano un accordo che consente al nostro paese di tassare il salario percepito dai frontalieri. Si chiama imposta alla fonte e tocca circa 45'000 lavoratori. Noi poi riversiamo circa il 40% di quanto prelevato direttamente alla cassa statale centrale di Roma che, a sua volta, riversa quanto ricevuto ai comuni italiani della fascia di confine. La Svizzera, ovviamente, ha accordi simili anche con gli altri paesi confinati. La questione dello scudo fiscale di Giulio Tremonti, ha riproposto un pallino che al Ticino frulla in testa da tempo: quello di rinegoziare il riversamento del 40% a Roma. Ovviamente al ribasso. Una necessità già manifestata in passato ma che oggi è anche una ritorsione anti- scudo. La Lega e l’UDC lo chiedono da tempo. Al gruppo si aggiungono anche PPD e PLR. E anche il partito socialista è disposto ad entrare in materia. Ognuno, nel dettaglio, ha la sua ricetta. Ma c’è unità d’intenti sul fatto che è questo il tema sul quale intervenire “A fronte del comportamento dell’Italia – spiega il presidente del PLR Giovanni Merlini - credo che la Svizzera debba esigere una nuova negoziazione di questo accordo. La situazione è molto grave. Quindi ora mi aspetto che il Governo cantonale agisca tempestivamente e con decisione presso il Consiglio federale. E che Berna faccia altrettanto con Roma. E che riconosca le ragioni di una regione come il Ticino che si trova già confrontata con grosse difficoltà” Palla al presidente del PPD Giovanni Jelmini: “È giunto il momento di agire. Lo scudo del “simpatico” ministro Tremonti causa un danno al Ticino. E dunque, visto il comportamento dell’Italia, il 40% di riversamento di imposta alla fonte non è più d’attualità. Per questo noi proponiamo un’iniziativa cantonale che chiede di rivedere questo accordo e che lasci in Ticino parte dei soldi riversati a Roma. Dobbiamo smetterla di subire e Berna ora deve capire le nostre ragioni. È ora che si sveglino. E il Governo deve alzare i toni presso l’autorità federale in modo che il messaggio venga recepito”. “Io non ho i dati per dire se questa proposta è valida. Probabilmente il Governo conosce meglio la situazione.”, spiega il presidente socialista Manuele Bertoli. “Ma – aggiunge - se questa carta fosse spendibile in una contrattazione con l’Italia, credo che vada giocata”. L’unico a smarcarsi è il coordinatore dei Verdi Sergio Savoia: “Io consigliere di non mettersi a fare i gianda, organizzando rappresaglie contro l’Italia che, lo ricordo, è un paese dell’Unione Europea. Quindi io cercherei di stare tranquilli e di cercare di passare questo momento all’acqua bassa”. AELLE
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