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Ticino
“La minaccia del virus rimane”
Redazione
6 anni fa
La seconda ondata del coronavirus secondo il direttore dell’Epatocentro Ticino Andreas Cerny è “un dato della biologia”. E aggiunge: “C’è il rischio di vedere nuovi focolai”

“Sono positivamente sorpreso, le misure hanno funzionato, il Governo ha lavorato bene e così anche le autorità sanitarie. Ma non solo, la popolazione si è tenuta alle raccomandazioni”. È quanto sostiene Andreas Cerny, direttore dell’Epatocentro Ticino intervenuto in diretta al TgSpeciale di Teleticino sull’andamento del virus nel nostro Cantone.

Ma cosa può essere accaduto?
“La spiegazione è abbastanza semplice: abbiamo ridotto la mobilità e aumentato l’igiene personale” spiega Cerny. E inoltre, “indossiamo le mascherine e continuiamo con le misure di distanziamento”. I risultati di oggi, dunque, sono lo specchio di ciò che abbiamo fatto fino a quattro settimane fa. “Il futuro con l’allentamento delle misure ci farà vedere che cosa succederà. Una delle domande che mi pongo è se ora possiamo fare degli eventi in locali chiusi. Lì, in quei luoghi, potrebbero scattare dei focolai di epidemia” spiega Cerny.

“Rischio di vedere nuovi focolai”
Le ipotesi sul tavolo sono molteplici, c’è chi dice che il virus sia semplicemente andato via e chi, invece, sostiene il contrario. “Nessuno conosce il futuro, l’Israele è un esempio tangibile. Dopo quattro settimane senza casi ora ce ne sono a centinaia e più di 6’000 persone sono in quarantena. Per questo motivo, è bene ribadire che la situazione rimane fragile”. “Ora non vediamo più correre l’ambulanza e non ci sono i numeri che abbiamo visto a inizio pandemia. Il rischio, però, di vedere nuovi focolai c’è ancora”. Cerny ribadisce: “Il virus è sempre lo stesso, la maggior parte di noi non è immune e per questo motivo la minaccia rimane”.

Frontiere
Fra pochi giorni assisteremo alla completa riapertura delle frontiere con i Paesi europei. E, anche su questo fronte, c’è chi sostiene possa essere la peggior idea di sempre. Ma rappresenta realmente una minaccia? “Il livello di casi sono relativamente bassi anche nei Paesi limitrofi, ci sono zone dell’Italia in cui c’è una ‘buona’ attività dell’epidemia ma se si seguono le regole il rischio è basso”.

“Virus diabolico”
”Fanno discutere le dichiarazioni della funzionaria dell’Oms, la quale dice che le persone asintomatiche non sono una grande causa di nuove infezioni. “È stata sicuramente una comunicazione sbagliata, non è possibile mettere in dubbio questo dato” asserisce il direttore. “Il Covid-19 è un caso a sé, si tratta di un virus che si diffonde ancora prima che le persone manifestano dei sintomi, anche quattro giorni prima. E questo – prosegue – rende il virus davvero diabolico”. Per il momento, comunque, non sembrano esserci indicazioni chiarissime sugli asintomatici e su molti altri aspetti. “Il lavoro della ricerca e quello scientifico hanno bisogno di tempo” spiega Cerny. “Ci vogliono dei fondi, dei campioni, dei dati clinici e spesso è un lavoro di analisi”. La scienza “ha avuto poco tempo per confrontarsi con la malattia, tutti erano assorbiti a curare i pazienti e a osservare l’andamento epidemiologico”. È arrivato solo ora, dunque, il momento di approfondire il virus al fine di creare anche delle ipotesi.

“Dato biologico”
Ipotesi che, però, non solo non sono mancate sulla scena scientifica ma che hanno anche proseguito insistentemente nella direzione della seconda ondata. “È un dato della biologia, della virologia. Finché c’è una popolazione suscettibile, finché c’è un patogeno che è altamente contagioso è un dato di fatto che quello torni, è una vera e propria legge biologica. È come l’influenza che torna tutti gli anni” spiega Cerny.

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