
L’arresto del già campione svizzero di kickboxing Abderrahim Moutaharrik è solo un elemento della complessa operazione congiunta Ros-Digos e coordinata dalla Procura distrettuale di Milano, avvenuta ieri tra Lombardia e Piemonte.
In manette insieme ad Abderrahim sono finiti anche la moglie, Salma Bencharki, e l’amico Abderrahmane Khacia, arrestato in provincia di Varese e fratello di Oussama Khacia, il jihadista di Viganello morto in Siria. Oussama, ricordiamo, era stato espulso dall’Italia all’inizio del 2015 e, dopo un periodo trascorso in Marocco, era giunto in Ticino per raggiungere la moglie 22enne dalla doppia cittadinanza svizzera e italiana. Aveva quindi ottenuto un permesso B, che gli era però stato in seguito revocato per motivi di ordine pubblico una volta emerse le sue simpatie per l'Isis.
La quarta persona destinataria dell’ordine di custodia cautelare emessa dal Gip di Milano è Wafa Koraichi (foto in basso a sinistra), domiciliata a Baveno e sorella di Mohamed Koraichi, l’uomo di origine marocchina che è l’ultimo indagato insieme alla moglie italiana Alice 'Aisha' Brignoli. I due si trovano però in Siria, dove erano scappati nel 2015 insieme ai tre figli maschi di 7,6 e un anno e mezzo. La vicenda era balzata agli onori della cronaca italiana già nel 2009, quando Alice si convertì all’Islam dopo la nascita del primo figlio, Ismail. Lei segretaria, lui saldatore di origini marocchine, nel corso degli anni la coppia adotta abitudini sempre più radicali. Poi il reclutamento vero e proprio. Ore ore a guardare online i filmati e i proclami del Califfato, come quelli rinvenuti in casa dagli inquirenti dopo la loro partenza. Alice era diventata “totalmente dipendente dal marito, non vedeva più nessuno, ed era disposta a indossare il velo integrale”, si legge nelle carte dell’ordinanza di custodia cautelare. Fino alla partenza da Bulciago (in provincia di Lecco) per la Siria, la hijra, la migrazione verso lo Stato islamico, in auto fino al confine con la Turchia.
Quella che sembra un ennesima storia di jihad nata nel degrado e nelle fabbriche inizia ad assumere contorni sempre più inquietanti. Quello che è certo è che i Koraichi hanno giocato un ruolo centrale nella vicenda. Tutti gli indagati, secondo la Procura di Milano, erano in contatto con la coppia latitante in Siria. È stato proprio Mohamed Koraichi, insieme a un misterioso sceicco non identificato, ad aver inviato messaggi audio dalla Siria a Abderrahim Moutaharrik, invitandolo a compiere un attentato sul suolo italiano.
Colpisce il fatto che quella di Moutaharrik sembra una vicenda di integrazione ben riuscita, e invece nello scorso settembre lascia inaspettatamente la palestra nella quale si allenava a Canobbio e pochi mesi dopo, il 25 marzo, gli viene addirittura notificato il divieto d’entrata in Svizzera, in seguito a una segnalazione da parte del Canton Ticino.
La Provincia di Varese riporta inoltre che il padre dei fratelli Khacia, Brahim Khacia, era già stato indagato nel 1994 per le sue idee estremiste, dopo essere stato allontanato dal Centro Studi Islamici di Varese. Nel suo interrogatorio il figlio Abderrahmane ammette l'influenza del padre, che era solito dire ai figli: "Noi eravamo sulla brutta strada, eravamo presi, meno male che Dio ci ha svegliati e ci ha messo in questi tempi, tempi di divertimento ad uccidere".
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