
Com’era facilmente prevedibile la manovra di rientro presentata ieri dal Governo non ha raccolto il consenso unanime che invece è stato trovato tra i consiglieri di Stato stessi. Dalle colonne delle principali testate del cantone emergono le prime reazioni che riportiamo di seguito.
Per Gianni Righinetti (caporedattore della redazione cantonale del Corriere del Ticino) quello presentato dal Governo è uno scenario “poco entusiasmante”: la manovra di rientro è troppo sbilanciata sul fronte delle entrate (e per il cittadino questo significa nuove tasse oppure un incremento di quelle esistenti) e poco coraggiosa sul lungo periodo. Non vi sarebbe, cioè, un progetto di risanamento duraturo nel tempo.
Gli effetti fiscali della manovra si vedranno nel tempo, e “al cittadino non resta che constatare che il Governo ha dato il via a un piano di rientro basato prevalentemente sull’aumento delle entrate”, scrive Righinetti.
"Inizialmente si parlava di simmetria dei sacrifici, in seguito di intervento strutturale che avrebbe interessato per i 2/3 le uscite, ora non resta che constatare che a pagare sarà soprattutto il cittadino della classe media che, con fatica, si è costruito una casa grazie a una virtù che pare essere sconosciuta allo Stato, ovvero il risparmio e la programmazione" prosegue l'editorialista del CdT. "Il tutto mentre anno dopo anno la spesa (alla base del vero problema dello stato di salute delle finanze) ha subito un’impennata incontrollata."
"L’impatto finanziario annuale sui contribuenti è forte: 32 milioni di franchi in più per le imposte cantonali, 29 per quelle comunali. Una “stangata” da 61 milioni di franchi, senza contare la riduzione di alcune prestazioni sociali" prosegue Righinetti. "Sul fronte della spesa ci sono dei tagli, ma nel computo della manovra da 185 incideranno per 50 milioni grazie al taglio di 6 milioni sui sussidi sociali, i 5 milioni sui sussidi di cassa malati tagliati ai redditi medi, i 4,4 milioni in meno a USI e SUPSI, i 5 milioni per la riduzione del numero di dipendenti, i 3,1 milioni per l’abolizione delle indennità straordinarie di disoccupazione e altri interventi di minore entità."
Se la manovra venisse attuata nella sua interezza – conclude Righinetti – riporterebbe sì in pareggio l'esercizio entro il 2019, con un mini-avanzo di circa 3 milioni di franchi; tuttavia vi sarebbe un continuo e incontrollato aumento del debito pubblico in quanto il Cantone non avrebbe i mezzi propri per finanziare tutti gli investimenti netti. In sostanza i conti del Cantone non saranno totalmente risanati: ci vorranno in seguito anni di chiusure positive per riassorbire in parte il debito pubblico e ricreare un capitale proprio.
Aldo Bertagni (vicedirettore de La Regione Ticino), invece, definisce la manovra “un’operazione ben confezionata, equilibrata e capace di rispondere al vincolo legislativo (ovvero il freno al disavanzo d’esercizio) senza generare grosso strappi”. Un ottimo progetto tecnico, quindi, ma manca un progetto a lungo termine capace di proporre delle idee realizzabili entro la fine delle legislatura corrente.
“Così oggi non è, e non possiamo più permettercelo per un semplice motivo: le spese e minori entrate strutturali” spiega Bertagni, evidenziando come ogni anno vi siano 300 milioni che gravano sul bilancio dello Stato senza poter apparentemente far niente. Cento milioni corrispondono alla fattura degli ospedali privati, 34 dal risanamento annuo della cassa pensioni e circa 70 sono i milioni che una volta la Banca nazionale versava nelle casse dello Stato… Milioni che oggi versa ”a seconda di come gira il mondo”. A tutto ciò va ad aggiungersi il crollo del gettito del settore bancario ticinese pari circa a 80 milioni.
"Gli errori vanno imputati alla legislatura precedente, incapace di trovare soluzioni a lungo termine una volta esaurito il tesoretto accumulato in anni di vacche grasse" prosegue Bertagni. "Bisognava pensare per tempo a soluzioni in grado di tamponare la fattura degli ospedali privati, alla ricerca di alternative al gettito delle banche e alla riforma della Cassa pensioni. Si è invece preferito tergiversare, evidenziando una preoccupante mancanza di coraggio politico e progettuale."
Tagliando le prestazioni pubbliche, scrive ancora Bertagni - si ridurrà gradualmente il potere d’acquisto del ceto medio, che consumerà sempre meno.
In conclusione, o si spera in un miracolo economico piovuto dal cielo oppure si guarda con coraggio a un nuovo modello di sviluppo.
Gianmaria Pusterla (vicedirettore del Giornale del Popolo), non parla di aumento delle imposte, ma riconosce che il cittadino sarà inevitabilmente chiamato a pagare, in particolare gli automobilisti e i proprietari di casa.
Pusterla riconosce il disastroso stato delle finanze cantonali e accoglie la manovra come necessaria, ma senza trionfalismi: nel 2019, infatti, il capitale proprio sarà negativo di oltre 600 milioni di franchi, mentre il debito pubblico supererà i 2 miliardi di franchi. Si tratta sì di un intervento necessario ma che non rappresenta certo la panacea di tutti i mali, e che non alleggerisce né migliora la macchina statale, secondo il vicedirettore del GdP.
Lo sforzo del Governo è lodevole, vista anche l'unanimità nel proporre queste misure, ma il cambio di passo necessario è ancora lontano, "soprattutto visto il costante e preoccupante aumento della spesa", conclude Pusterla.
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