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Bullismo
La mamma di un giovane suicida: «Ad ammazzare mio figlio è stato il pregiudizio»
Redazione
6 giorni fa
A margine della proiezione del film «Il ragazzo dai pantaloni rosa», che racconta la vita di un quindicenne che si è tolto la vita perché vittima di bullismo, abbiamo raccolto la testimonianza della mamma: «La responsabilità è di tutti, dei ragazzi, ma soprattutto degli adulti»

Bullismo e cyberbullismo. Al Cinema Teatro di Chiasso questo pomeriggio gli allievi delle scuole medie della regione hanno assistito alla proiezione del film «Il ragazzo dai pantaloni rosa», che racconta la vita di Andrea, un quindicenne che si è tolto la vita perché vittima di bullismo. Ne è seguito un momento di riflessione e discussione a cui ha partecipato anche la mamma di Andrea, Teresa Manes, che abbiamo incontrato. «Il 20 novembre 2012 mio figlio si è tolto la vita impiccandosi nella nostra casa di Roma», ci racconta. «Il gesto passò alla cronaca come il primo caso di cyberbullismo per via di una pagina Facebook in cui veniva etichettato come 'il ragazzo dai pantaloni rosa'». La madre scoprì l'esistenza di questa pagina solo dopo il decesso di Andrea. Il nome della pagina è lo stesso dato al film, che racconta di come un semplice errore nel lavaggio dei jeans, che li fece diventare rosa, scatenò una serie di atti di bullismo.

 «Ad ammazzare mio figlio è stato il pregiudizio»

«Attraverso un racconto autentico», continua la donna, «i giovani toccano con mano qualcosa che li riguarda da vicino». Attenzione, però, il messaggio non deve arrivare solo alle nuove generazioni. «Deve trovare un'eco più grande perché tutti noi dobbiamo farci carico delle criticità del bullismo, dobbiamo farlo come genitori, insegnanti, educatori e parte di una comunità. La violenza verbale non lascia traccia ed è figlia di un retaggio culturale: ad ammazzare veramente mio figlio è stato il pregiudizio. Diventa quindi un dovere di tutti cambiare mentalità per non restare nell'età della pietra. Il punto di partenza deve essere il rispetto e questo va garantito all'altro in quanto persona». Oggi, continua, «è cambiata la percezione dell'adulto nella considerazione del bullismo: non viene più percepito come una 'ragazzata', ma come un fenomeno di devianza giovanile. Se il problema viene riconosciuto, possiamo affrontarlo». Per affrontarlo «bisogna fare rete e garantire interventi sistemici, utilizzando ad esempio il film per farne uno strumento pedagogico di prevenzione».

«Dove ho sbagliato?»

Cosa pensa una madre che perde il figlio in questo modo? «Per innumerevoli notti ho cercato di ricostruire i 15 anni vissuti con mio figlio chiedendomi dove ho sbagliato. Alle superiori mio figlio stava registrando un calo del rendimento scolastico e mi sono preoccupata di questo, senza chiedergli nulla delle sue relazioni interpersonali. È vero, non c'è solo la vittima che torna a casa con un occhio nero, mio figlio ad esempio rideva di sé stesso pur di far parte del gruppo ed è per questo che diventa indispensabile intervenire sul gruppo prima che si trasformi in un branco».