
I deputati Giorgio Fonio (PPD) e Boris Bignasca (Lega) tornano alla carica. Dopo che lo scorso marzo il Consiglio di Stato aveva risposto negaticamente a una loro interrogazione datata 30 giugno 2016 - con la quale avevano chiesto al Governo se non ritenesse necessaria la creazione di una task force per combattere il fenomeno delle infiltrazioni mafiose -, i due granconsiglieri hanno presentato una nuova interrogazione intitolata "La mafia mette radici in Ticino: Berna se ne renda conto!"
"Poche settimane fa il Consigliere nazionale Fabio Regazzi ha sollevato la tematica dell'infiltrazione delle organizzazioni criminali di stampo mafioso nel tessuto sociale ed economico elvetico e cantonale, nella fattispecie negli appalti pubblici - scrivono i due deputati - Molte indagini recenti hanno svelato come i tentacoli siano arrivati anche nel settore della ristorazione, dei commerci nonché nelle fiduciarie (il caso di Gennaro Pulice con la costituzione di società per riciclare oltre 45 milioni ne è un esempio). Regazzi chiede di inserire nella Legge federali sugli acquisti pubblici ancora in discussione, una norma di esclusione o revoca per quelle ditte che hanno manager coinvolti in procedimenti penali gravi come ad esempio reati mafiosi".
Fonio e Regazzi chiedono per prima cosa al Governo di valutare la proposta di inserire nella Legge federale sugli acquisti pubblici una norma di esclusione o revoca d’aggiudicazione per dirigenti di ditte sospettate di infiltrazioni mafiose.
Citando invece una recente intervista rilasciata a LiberaTv dal ministro Norman Gobbi - il quale aveva sostenuto che "per contrastare il crimine organizzato la collaborazione in questi casi è fondamentale" evidenziando come "anche tra addetti ai lavori si potrebbe intensificare gli scambi: Besso (Polizia federale) e via Bossi (Polizia cantonale) distano poche centinaia di metri, ma talvolta la comunicazione è difficile. Su questo ne abbiamo recentemente parlato con la direttrice di Fedpol Nicoletta Della Valle, e si conviene che si possa fare meglio" - i due granconsiglieri chiedono al Governo intende muoversi in questo senso: "Perché non si fa promotore dell'istituzione di un gruppo di lavoro che coinvolga le differenti forze di polizia e magistratura: cantonale e federale?", chiedono i due deputati.
"Sempre in tema di collaborazione, alcuni mesi fa su decisione del procuratore capo del MPC Michael Lauber, le indagini relative alle organizzazioni mafiose sono state centralizzate a Berna. Allontanando di fatto dal territorio gli inquirenti che lottano contro la mafia. Anche il capo dell'unità della Fedpol di Lugano è stato spostato di fatto a Berna dal 1° gennaio 2017 - evidenziano Fonio e Bignasca - Il procuratore capo della Procura ticinese aveva chiesto una maggiore organizzazione e coordinamento tra autorità inquirenti e amministrative, soprattutto maggiori competenze a livello regionale". Alla luce di queste considerazioni, i due deputtai pongono al governo tre ulteriori domande:
"Non valuta il Consiglio di Stato che queste misure di centralizzazione, distanti dalle competenze territoriali, siano controproducenti per la lotta alla mafia?
"Non intende sia necessaria una decentralizzazione a livello regionale per le inchieste relative alla lotta alla mafia?"
"In linea generale come valuta il Governo il fenomeno delle organizzazioni criminali di stampo mafioso in Ticino, alla luce delle numerose inchieste giudiziarie e articoli di stampa che hanno messo in luce la problematica?"
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