
«La Lombardia non può sottrarsi all’applicazione della tassa sulla salute»: è questo, per sommi capi, il succo della risposta data dal presidente della Regione Attilio Fontana all’Unione Frontalieri Italiani in Svizzera (UFIS), in merito alla «controversa misura» della cosiddetta «tassa sanità» a carico dei lavoratori frontalieri. Una risposta ufficiale che va ad aggiungersi a quella del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) sempre sullo stesso tema.
Trattato internazionale
Da quest’ultima presa di posizione – evidenzia l’UFIS in un comunicato odierno – emerge una posizione «chiara e netta»: l’Accordo bilaterale tra Svizzera e Italia sui frontalieri rappresenta un trattato internazionale che, in quanto tale, «prevale sulle normative interne dei singoli Stati. Lo stesso Accordo è finalizzato, per sua natura, anche ad evitare fenomeni di doppia imposizione e prevede specifici meccanismi di concertazione tra le autorità dei due Paesi per risolvere eventuali criticità interpretative e applicative». Berna ha inoltre confermato nel suo scritto di seguire «con attenzione» l’evolversi della situazione, anche attraverso apposite commissioni e canali istituzionali già attivi.
Posizioni diverse
«Ben diversa», secondo il parere dell’Unione Frontalieri la posizione espressa da Fontana, «che di fatto scarica la totalità delle responsabilità sul Governo centrale». Nella risposta data, «si evidenzia come la Regione non possa sottrarsi all’applicazione della misura, in quanto vincolata dalla normativa nazionale, a differenza di quanto avvenuto in altre Regioni come il Piemonte». Allo stesso tempo, la stessa Regione Lombardia «ammette di essere ancora impegnata nella definizione delle modalità di attuazione della misura, dichiarando quindi, nei fatti, di non avere ancora chiarezza su come applicarla concretamente».
«Non c’è chiarezza»
Parole che, sempre secondo l’UFIS, «non contribuiscono a chiarire i numerosi dubbi sollevati». Anzi, «alimentano l’incredulità dei lavoratori frontalieri e rendono ancora più difficile comprendere e giudicare una misura percepita come totalmente immotivata». Per l’UFIS, Fontana «non riesce a fornire una spiegazione chiara né sulle reali finalità né sull’utilizzo concreto delle risorse che verrebbero raccolte. Appare quindi evidente come qualcosa nei rapporti tra Regione Lombardia e Governo centrale presenti elementi di forte criticità».
Chiesti lumi al Ministero
Ragione per cui l’Unione Frontalieri ha già formalmente richiesto chiarimenti al Ministero competente, «chiedendo conto di chi abbia deciso l’introduzione di una misura che, allo stato attuale, appare priva di una reale necessità documentata e di una chiara finalità». In ogni caso, l’UFIS continuerà «a monitorare la situazione e a tutelare gli interessi dei lavoratori frontalieri».

