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Ticino
La lingua italiana in agonia
Redazione
16 anni fa
Il governo di San Gallo propone di sopprimere l’opzione “lingua italiana” nei licei cantonali

Il Giornale del Popolo riportava ieri la notizia della proposta del governo del Canton San Gallo di “tagliare” l’italiano dal programma di insegnamento dei licei cantonali. Il provvedimento rientra in un pacchetto di risparmi varato dall’esecutivo sangallese che prevede risparmi per 100 milioni di franchi. All’interno di questo pacchetto rientrano anche cinque misure che interessano la scuola, tra le quali, appunto la soppressione dell’insegnamento dell’italiano tra le materie opzionali offerte ai liceali. Questa misura permetterà di risparmiare 250'000 franchi entro il 2014. Una misura dettata dal fatto che l’interesse per la lingua di Dante non è più tale da giustificarne la proposta. Gli studenti preferiscono infatti lo spagnolo. Una situazione che sottolinea ancora una volta, se mai ce ne fosse ancora la necessità, come la lingua italiana nelle scuole svizzere d’oltralpe venga considerata un costo piuttosto che un elemento di aggregazione nazionale e questo nonostante a livello federale si stiano facendo degli sforzi per rafforzarne l’utilizzo. In un’intervista rilasciata al “St. Galler Tagblatt” e riportata sempre dal GdP, il direttore della divisione scuola del Canton San Gallo, Christoph Mattle, ha giustificato questa scelta dicendo che: “Certamente il fatto di essere una lingua nazionale è un argomento, ma con lo stesso diritto si può affermare che il latino è la lingua madre europea”. Infatti il latino non rientra nei piani di ridimensionamento proposti. Di che rimanere perlomeno perplessi. Gabriele Gendotti: "Attendiamo delle risposte in merito"Il Canton San Gallo ha deciso di sopprimere l’italiano dalle liste di opzioni specifiche nei licei. “Ci risiamo”, verrebbe da dire..."La misura non fa certamente piacere in quanto denota una mancanza di sensibilità e conferma un trend negativo in atto nei confronti di una delle lingue nazionali. Bisogna però capire se l’offerta della lingua italiana continuerà. In tal senso abbiamo richiesto più informazioni. Se così non fosse, la cosa sarebbe ancora più grave in quanto andrebbe in conflitto con l’ordinanza federale in materia di riconoscimento delle maturità federali".In Ticino esiste il rischio di vedere “tagliate” delle materie per motivi economici? "Assolutamente no. Direi che abbiamo il problema inverso, ossia delle pressioni per evitare troppa selezione. Il discorso è diverso nei cantoni germanofoni, dove l’economicità riveste un ruolo importante in determinate scelte". Pensate di intervenire in qualche modo presso il governo sangallese? "Per il momento rimaniamo in attesa della risposta alla nostra richiesta di informazioni. A dipendenza di questo il Governo potrebbe decidere di inviare una lettera. Inoltre nei prossimi giorni dovrò incontrarmi con il mio collega sangallese Kölliker, quindi un’occasione per discutere di questo tema". Martinoni: "Il Ticino deve cominciare a pensare diversamente"Come legge la decisione del Governo sangallese di sopprimere l’opzione “italiano” dai programmi di insegnamento nei licei del Cantone, e questo per meri motivi economici? "Occorre innanzitutto precisare - ci dice Renato Martinoni, ordinario di letteratura italiana all'ateneo di San Gallo - che la decisione deve ancora passare nel Gran Consiglio sangallese, insieme a un "pacchetto" assai ampio di tagli: fatico però a credere che l'italiano venga salvato in extremis. La decisione va letta in ogni modo in una dimensione più ampia e concerne il ruolo stesso che la lingua italiana ha oggi, non solo a San Gallo, ma in tutta la Svizzera di lingua tedesca e francese. Stiamo tornando verso la territorializzazione dell'italiano; in altri termini, si parlerà sempre più la "lingua del sì" nella Svizzera italiana e sempre meno al di fuori di essa. È un vero peccato,

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