
Ha suscitato diverso interesse il provvedimento che pone una stretta su telefonini, tablet e altri apparecchi elettronici nelle scuole dell'obbligo francesi voluta dal governo Macron. Nel Canton Vaud si vorrebbe iniziare una fase di sperimentazione del provvedimento francese in alcune scuole. Anche in Ticino il tema suscita interesse.
TeleTicino ha sentito sul tema Pierfranco Longo, membro del consiglio Conferenza Cantonale dei Genitori: "Sicuramente è un intervento che sarà stato giustificato in Francia da una situazione di difficoltà osservata dai docenti nell'effettuare le proprie attività didattiche in ambito scolastico con la presenza e magari anche l'uso di smartphone. È un intervento molto drastico, però va osservato con interesse per capirne meglio le motivazioni e soprattutto anche i risultati".
Il modello francese secondo alcuni permetterebbe di affrontare con più efficacia il fenomeno del cyber-bullismo anche se alcuni rimangono prudenti. come conferma Longo: "Se è un ottimo metodo, forse lo potremo scoprire meglio in futuro. Sicuramente una misura accompagnatoria che qualche risultato plausibilmente lo darà. Ma possiamo anche dirci che non è sufficiente. Infatti, è molto importante sensibilizzare i ragazzi e seguirli. Dopo tutto il cyber-bullismo può avvenire in modo cyber perché abbiamo oggi smartphone in mano ai ragazzi, ma il bullismo è sempre esistito. Quindi è un tema su cui va fatta sensibilizzazione, e formazione anche con altre misure", conclude Longo.
In Ticino vi è una normativa che permette ai singoli docenti di gestire l'accompagnamento degli alunni all'utilizzo di smartphone e simili. In futuro potremmo assistere a provvedimenti simili a quello francese anche nel nostro Cantone?"È chiaro che c'è un interesse crescente sul tema. Il tema è in divenire perché l'età media con cui i giovani ragazzi diventano possessori e utilizzatori di smartphone, con tutte le annesse funzioni, si abbassa sempre di più. Statistiche disponibili indicano che i ragazzi passano sempre più tempo su questi device e quindi leggono il mondo attraverso un oggetto molto piccolo e le occasioni magari di relazione sociale, vis-à-vis di persona con i loro coetanei sono un po' scemate. Spesso lo notiamo che ci sono i parchi vuoti di bambini, non più come una volta. Quindi evidentemente questa è un'opportunità, ma è un tema che va monitorato. Siamo interessati a capire le motivazioni di eventuali decisioni di altri cantoni, come il canton Vaud ed eventualmente ritornare in futuro su questo aspetto", conclude Longo.
Luca Zocchetti
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