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Ticino
La libertà costa 4mila franchi
Redazione
14 anni fa
Al processo parla la vittima del presunto magnaccia bulgaro. Un racconto straziante: “non avevo soldi, non sapevo a chi rivolgermi”

Un fisico mingherlino, l'aspetto è quello di un’adolescente 15enne. Si esprime in italiano con lunghe pause. Ed è proprio il silenzio che frappone tra una frase e l'altra a gelare l'aula. Oggi ha 24 anni e davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano è stata sentita in qualità di persona informata sui fatti. Sul banco degli imputati, il suo presunto protettore, un 47.enne bulgaro accusato dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni di ripetuta violenza carnale, promovimento della prostituzione e tratta di essere umani. Accuse pesanti che l'imputato – viso scavato, mascella volitiva, corporatura nervosa – respinge. Scuote la testa mentre la ragazza parla e lentamente ripercorre – tra una domanda tradotta in bulgaro e un silenzio eloquente – la sua odissea partita dalla Bulgaria. Dapprima le promesse di un lavoro come badante in Svizzera, con l'allettante miraggio di poter sollevare le sorti della sua famiglia, estremamente povera. Poi, giunta in Ticino, nel febbraio del 2010, la cruda realtà, quella delle luci al neon, delle stanze con i clienti e le donne a pagamento. Da subito si rende conto dove è finita. Dalla prima sera l'imputato la piazza in un Night di Bellinzona. Questa sarà la sua occupazione. Per oltre un mese, contro la sua volontà, verrà costretta a prostituirsi in alcuni bordelli di Brissago e Bellinzona, prima di finire in ospedale per un tentato suicidio. Almeno questa è la versione fornita oggi in aula dalla ragazza. “Ero senza soldi, piangevo e non sapevo a chi rivolgermi, ho fatto quello che mi diceva”. Non ha idea di quanto ha guadagnato. Il suo presunto aguzzino le lasciava il minimo per vivere. “Un giorno mi scovò 100 franchi nascosti in un assorbente. Mi disse che non doveva capitare più”. La testimonianza della ragazza ha poi affrontato il capitolo grave delle presunte violenze sessuali commesse dallo stesso imputato sulla giovane. Una lunga serie di episodi che il 47.enne contesta, nel numero e nelle intenzioni. La ragazza sarebbe stata consenziente. Quanto alle promesse di lavoro, come già negli interrogatori, l'imputato ha ribadito in aula che la giovane era a conoscenza di tutto. Sapeva cosa sarebbe venuta a fare in Svizzera. “Sapeva che doveva prostituirsi. Accettò di farlo senza che io la forzassi. Quanto ai soldi del viaggio, circa 4 mila franchi, una volta pagati sarebbe stata libera”, una frase che aggiunto gelo al gelo e che al di là delle due versioni a confronto ha fatto emergere comunque il destino tragico della ragazza. “Qual è il suo stato d'animo nei confronti dell'imputato, ha chiesto infine il giudice Marco Villa. “Quello che ha fatto con me non è giusto e non dovrebbe farlo con nessuno”, da detto un esile filo di voce la ragazza. Il processo riprenderà lunedì con la requisitoria della procuratrice pubblica. Le sentenza è attesa per martedì. fp

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