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“La legge sui pentiti in Svizzera? Mi stupisce”
“La legge sui pentiti in Svizzera? Mi stupisce”
“La legge sui pentiti in Svizzera? Mi stupisce”
Redazione
9 anni fa
Così l’avvocato Pierluigi Pasi sulla normativa in discussione a Berna, che prende spunto dall'Italia

Domenica un approfondito servizio del programma Mise au Point, della RTS, ha trattato la sensibile tematica delle infiltrazioni mafiose negli appalti in Vallese, un tema d'attualità anche nella Svizzera italiana. Molte le interrogazioni e le mozioni in tal senso. Sulla questione abbiamo intervistato l'avvocato Pierluigi Pasi, già capo dell'antenna luganese del Ministero pubblico della Confederazione.

Domenica lei ha partecipato in studio al termine del servizio della RTS che ha preso spunto da un'indagine in corso per presunta corruzione nel quadro di grandi appalti. Anche al nord delle Alpi si comincia a parlare d'infiltrazione e di organizzazioni criminali?"Sì, è così. Ormai la potenziale pericolosità del fenomeno è percepita anche al di là delle Alpi, naturalmente di più nelle zone maggiormente a rischio poiché direttamente esposte, ossia la parte del Paese a ridosso delle regioni italiane della Lombardia e del Piemonte, quindi ovviamente la Svizzera italiana."

Ma secondo lei vi è una situazione di emergenza? "No. Questo però non significa che non occorra affrontare seriamente il problema e soprattutto affrontarlo da subito. La posta in gioco è molto alta."

Dobbiamo in qualche modo attenderci una recrudescenza della violenza sul territorio?"Queste organizzazioni non mirano al controllo del territorio, né direttamente al controllo della politica. Qui si cerca in primo luogo rifugio personale e per i colossali proventi criminali, che devono essere ripuliti e reinvestiti. Per questo la corruzione, silenziosa e discreta, può sostituire facilmente lo strumento dell'intimidazione e della violenza, utilizzata per gli scopi criminali nelle zone loro d'origine, ma che da noi oggi non può attecchire anche perché la società è diversa."

Quindi è importante lottare contro il riciclaggio ma anche condurre indagini sul terreno, indagini di "prossimità" nelle zone più a rischio? "Sì, certamente. I due i campi d'intervento sono complementari e imprescindibili per contrastare il fenomeno, anche da noi."

Sulla base della sua esperienza, cosa pensa lei dell'iniziativa con cui si chiede di legiferare promuovendo una legislazione sui pentiti, analoga a quella italiana? "Quest'iniziativa mi stupisce e non poco. In assenza di emergenza, fatico a scorgere la giustificazione e l'utilità di questo genere di norme, che altrove ha visto la luce in contesti completamente diversi, come era l'Italia dei primi anni '90, con decine di omicidi ovunque. Già di principio s'integrerebbero a fatica nel sistema giuridico penale svizzero. Nel nostro contesto tali misure sarebbero di scarsa utilità e per altro rischierebbero d'incentivare un certo pendolarismo criminale, come lo possono pene più blande per lo stesso reato.”

Questa criminalità è temibile appunto perché è organizzata. Dal canto loro, le autorità a livello d'interazione e coordinamento sono altrettanto organizzate e all'altezza della sfida, oppure secondo lei si potrebbe fare di più o altro? "Anziché improvvisare nuove leggi, credo occorrerebbe una verifica dell’efficacia del sistema di prevenzione e di repressione nel suo complesso, dell’interazione di tutte le forze in campo sui vari livelli, federali e cantonali. Singolarmente, le autorità e gli organismi in campo fanno del loro meglio con le risorse a disposizione, ma è l’orchestrazione che merita attenzione. Negli anni si è legiferato molto e si sono sviluppate autorità e meccanismi di collaborazione, ma ho l'impressione che si sia perso di vista il disegno complessivo."

Le iniziative, a livello cantonale e federale, si moltiplicano e in molti si esprimono sul tema. È importante? "Per principio è bene che se ne parli. Ma in questi casi e per argomenti così delicati è importante che lo si faccia con le competenze del caso, per non banalizzare il tema.”

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