
Questa mattina a Chiasso gli occhi erano puntati sull'omelia di Don Feliciani, dopo le critiche al Mattino della Domenica di settimana scorsa. Fuori dalla chiesa c'era un banchetto della Lega dei Ticinesi, e Claudio Schneeberger ci ha raccontato di aver visto entrare alla funzione Sergio Roic.
In settimana aveva preso posizione a favore di Don Feliciani, con un'opinione dal titolo proprio "Je suis Don Feliciani." Come mai ha scelto di partecipare alla messa?
Lo abbiamo chiesto al diretto interessato.
"Eravamo una decina del partito socialista. Io sono battezzato cattolico ma mi ritengo agnostico, questa mattina mi è sembrato doveroso venire, date le richieste di boicottaggio. Desideravamo omaggiare una persona coraggiosa e esprimergli la vicinanza delle idee. Io l'ho fatto anche in settimana, raccogliendo l'invito di Giovanni Jelmini a definirsi 'Je suis Feliciani'".
C'era grande attesa per l'omelia di oggi, con la presenza anche di qualche giornalista. Si è tornati sul tema?
"No, d'altronde non si devono affrontare certi temi ogni settimana. Volevamo testimoniare un appoggio morale, sono d'accordo con lui che di queste cose si deve parlare. Ovviamente, non faccio parte della gerarchia ecclesiatica per poter giudicare se un prete lo possa fare o no. So che all'interno di essa alcuni sono d'accordo e altri no, ma non so se si trattava di parlare di politica, bensì del Mattino. E poi polis significa società, se si vuole disquisire sulla società inevitabilmente si tocca anche la politica."
Ha parlato con Don Feliciani?
"No, però non eravamo lì assolutamente in cerca di allori. Tra l'altro, io apprezzo molto il parroco di Chiasso perché ho avuto modo di conoscerlo a un dibattito a cui mi aveva invitato il PPD, si era parlato di leggi e asilanti ed era stato molto bravo."
I leghisti hanno piazzato un gazebo nelle vicinanze. Avete avuto uno scambio di opinioni?
"Personalmente no, altri socialisti sì. Abbiamo chiesto delucidazioni sul permesso di essere lì, che se c'era riteniamo sia stato concesso da Roberta Pantani. Se fare questo gazebo è stato utile o no lo dovranno giudicare loro. Non c'è stata polemica, si è anzi parlato civilmente. Stavano raccogliendo firme per mantenere inalterato il Salmo Svizzero, che ha richiami religiosi, un'altra delle contraddizionei della Lega."
La sua opinione sul Mattino, ovviamente, rispecchia quella di Don Feliciani.
"Se la Lega ha vinto democraticamente, governi senza volgarità! Un movimento che definisco etnico, a difesa degli interessi della popolazione, lo faccia con un altro linguaggio. Il Mattino potrebbe anche essere un bel giornale, ma c'è sempre un clima di sfottò. Si tira in ballo la questione di cos'è la satira e cos'è un giornale politico. Mi si dice che anche il Diavolo usa certi toni, però è poco letto, mentre il Mattino conta 80mila lettori, riporta l'agenda politica ed è la punta di lancia del movimento di maggioranza relativa, dunque ha un altro impatto. Con altri modi il dibattito politico sarebbe migliore.
E a mio avviso la Lega non ha neppure bisogno di suscitare scandalo, degli attacchi personali, tutto questo non porta cose buone ad un Ticino in crisi. Senza scandalismo si avrebbero risultati diversi in tutta la società, si scimmiotta il berlusconismo in Italia. La loro pruderie fa impatto ma al contempo ferisce, è la quantità che stona, perché da anni si assiste ad una gogna di cui, ripeto, la Lega non necessita. Si può benissimo difendere il territorio, se ne discuta ma senza sfottò. Mi ricorda la scrittura adolescenziale, caratterizzata dall'aggressività verbale, non qualcosa di serio."
Anche diversi esponenti leghisti sembrerebbero essere d'accordo con lei.
"In settimana ho dibattuto sul tema su Facebook e hanno preso posizione esponenti di tutte le correnti politiche, anche leghisti che si distanziano. Anche i politici di oggi, intendendo quelli del dopo Giuliano Bignasca, sono diversi da quanto espresso dal loro giornale. Penso a Claudio Zali, una persona molto contenuta e seriosa, che si definisce un cittadino comune. Colui che è stato il più votato non ha nulla a che vedere con certe esternazioni."
La bandiera della pace portata da alcuni socialisti era voluta e cosa significa?
"Sì, era un gesto voluto. Quella bandiera è simbolo di tolleranza in senso lato. Noi stessi non vogliamo fare la guerra con la Lega, però su alcuni temi morali non transigiamo."
PB
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