
La Lega dei Ticinesi alza ancora una volta la voce sulla questione dello scudo fiscale. Stavolta lo fa con un comunicato stampa, diramato in mattinata, col quale propone due nomi per la task force con la quale Berna spera di risolvere la crisi fiscale con l'Italia."Troppo a lungo - premette la nota leghista - la nostra politica ha dormito, il Consiglio di Stato si è nascosto dietro la foglia di fico della competenza federale per avere un pretesto per non fare nulla, e il Consiglio federale si è disinteressato completamente della questione.L’incontro tra Consiglio di Stato e Consiglio federale è oltretutto stato fissato ad una data assai tardiva, il 19 novembre, quando i buoi saranno già fuori dalla stalla. La situazione rischia di essere irrimediabilmente compromessa: e qualcuno dovrà assumersene la responsabilità. "Alla Lega dei Ticinesi - si legge ancora - interessano i posti di lavoro sulla piazza finanziaria e le imposte versate dalle banche, non gli affari degli istituti di credito i quali non devono pensare di poter semplicemente trasferire clienti e capitali in filiali estere a scapito del nostro territorio e della nostra economia. A tutt’oggi non è stato deciso un monitoraggio della situazione. Non si sa a quanto ammonti il totale dei capitali “scudati”: riteniamo essenziale che si abbia un resoconto entro il 15 novembre". Poi la proposta: "Soprattutto - sostiene la Lega - nemmeno si sa se la famosa “task force” che dovrebbe trattare con l’Italia sia o meno stata costituita e come si intenda costituirla. La Lega reputa che infarcire una task force che dovrebbe essere operativa di accademici non potrebbe che decretarne il fallimento. Mentre si ritiene che tra i componenti debbano figurare il professore Marco Bernasconi quale esperto di questioni fiscali e il deputato leghista Norman Gobbi in virtù dei suoi contatti diretti con la Lega Nord". E neppure si sa - aggiunge la Lega - "quale sia il reale margine di manovra del “plenipotenziario” avvocato Renzo Respini, e se possa essere escluso che eventuali accordi raggiunti dalla task force con l’Italia non vengano poi approvati dal Consiglio federale". Poi l'ultima stoccata: "Ancora una volta, quando si tratta di difendere gli interessi vitali del nostro paese, la maggioranza dell’attuale classe politica, cantonale e federale, si distingue per inattività ed incapacità. Nel frattempo, il Gran Consiglio spreca una sessione di tre giorni per deliberare sui temi più futili, e nemmeno una parola viene spesa su una questione che mette in pericolo gli interessi di tutto il Cantone. Cantone che con il proprio motore economico in panne non potrà che piombare nel sottosviluppo".
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