
“Questa Lega sarebbe piaciuta al Nano!? Io credo proprio di no...”. Il duro sfogo del deputato Boris Bignasca, affidato ieri a Facebook, ha fatto parecchio rumore dalle parti di via Monte Boglia. Già, perché quelle del figlio del ‘Nano’ sono parole che pesano come pietre, di critica verso il movimento orfano del proprio leader.
Dopo il j'accuse di Bignasca molti colonnelli leghisti saranno saltati sulla sedia e si sono trincerati dietro a un “no comment”. Difficile sapere qualcosa di più ma stando alle prime indiscrezioni la causa del malumore del deputato sembra essere stata l’intervista - pubblicata sul Mattino della domenica - al presidente del CdA dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC) Paolo Sanvido.
“Fino a quando non si è raggiunto l’accordo EOC-Cardiocentro il Mattino non si è mai voluto esporre. Una volta siglata l’intesa abbiamo voluto, legittimamente, sentire il presidente dell’EOC per commentare questo importante passo per la sanità ticinese. Posso capire che Bignasca avesse posizioni differenti rispetto a quelle di Sanvido, ma estendere questa divergenza di opinioni all’intero movimento mi sembra esagerato”, ha replicato al Corriere del Ticino il direttore del domenicale Lorenzo Quadri. “Mi sembra che i contenuti (del post di Bignasca) siano simili a quelli pubblicati dal Mattino della Domenica alla luce delle elezioni cantonali, quando la Lega aveva detto che era necessario fare autocritica e tornare ad essere più movimento”.
Dal canto suo il sindaco di Lugano Marco Borradori, uno dei pezzi da novanta del Movimento, ha parlato di “timing discutibile” smentendo però un malessere interno alla Lega stessa. “Anzi, dopo le cantonali è stata fatta una riflessione e l’impressione è che nel movimento vi sia una maggior consapevolezza”, ha spiegato al quotidiano di Muzzano.
Nel suo post, tuttavia, Bignasca ha affermato di non riconoscere più il Movimento, distanziatosi troppo rispetto alle sue origini. Come non la riconosce un militante della prima, primissima ora, al secolo Pierre Rusconi. “Sono sempre stato dell'avviso di rimanere all'opposizione o di entrare in consessi che lasciavano mano libera”, ha spiegato ai microfoni di TeleTicino. La Lega, però, è diventata negli anni un partito di governo di maggioranza relativa, e avere ‘mano libera’ è decisamente più difficile se non impossibile. “Questo perché il compromesso è all'ordine del giorno", sottolinea il già consigliere nazionale UDC.
Ma se Boris Bignasca parla della necessità di una discontinuità, Rusconi ci mette il carico da novanta: il Movimento di via Monte Boglia dovrebbe lasciare i posti in Consiglio di Stato. "Sarebbe il top per la Lega. Sarebbe una dimostrazione che la Lega di adesso non porta più i risultati che la gente si aspetta e così si potrebbe ripartire dal punto di partenza e con la voglia di riproporre qualcosa". Il passato è passato e il futuro è lì, dietro l’angolo. E senza un’inversione di tendenza, conclude Rusconi, le tinte sono piuttosto fosche. "Se ci siamo seduti nei CdA significa che la Lega è come gli altri partiti e corre i loro stessi rischi: diventare noiosi, poco interessanti e poco propositivi”. Come la Città eterna, però, un ribaltone di questa portata non può essere fatto in un giorno. “Ma Boris Bignasca ha lanciato una riflessione e spero che altri lo seguano", ha concluso Rusconi.
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