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Ticino
La guerra gonfierà le nostre bollette? «C'è margine di manovra»
L'aumento vertiginoso del costo del gas, valore di riferimento per il costo dell'energia nel mercato internazionale, è scoppiato in seguito alle tensioni in Medio Oriente. Le tariffe, che si fanno sul lungo periodo, potrebbero non risentirne grazie agli acquisti scaglionati.

La guerra in Medio Oriente gonfierà le bollette dei ticinesi? Se sì, quali sono le prospettive e i margini di manovra? La questione è stata sollevata dalla politica cantonale e federale. Ticinonews ha incontrato il vicedirettore di AET Giorgio Tognola per approfondire il tema.

Gli aumenti e il margine di manovra

«Il prezzo del gas all'inizio della crisi si è moltiplicato per 3, dai 20€ siamo passati sopra ai 60€ al MWh. Di riflesso, abbiamo assistito anche a un rincaro della corrente elettrica», spiega Tognola. Anche il Ticino non è al riparo dagli scossoni del mercato dell'energia mondiale, causati in particolare dalle limitazioni del transito nello Stretto di Hormuz. Questi scossoni, però, «nel 2026 non avranno nessun influsso: le tariffe sono già state pubblicate ad agosto. Per il 2027 è possibile che le aziende di distribuzione che hanno acquistato l'energia nel tempo potrebbero dover ancora necessitare di energia per completare gli acquisti, pagandola una tariffa superiore al prezzo d'acquisto passato», spiega Tognola.

La «strategia»

Un certo margine di manovra, però, c'è. Le aziende di distribuzione, che determinano le tariffe al consumo, acquistano l'energia in anticipo di anni. Per questo motivo, eventuali rincari emergerebbero solo a distanza di anni. Rincari che possono essere limitati grazie a un acquisto scaglionato da parte delle aziende. «L'importante, quello che vediamo che tutti più o meno applicano, è un acquisto strutturato, scaglionato nel tempo, per mediare il prezzo», conferma Tognola. 

Il ruolo del rinnovabile

Sul medio-lungo periodo, le energie rinnovabili potrebbero mettere il Cantone al riparo dagli scossoni del mercato internazionale dell'energia. È uno degli aspetti su cui punta il Cantone per la sua politica energetica. Le concessioni che permettono alle aziende d'Oltralpe di generare energia con le acque ticinesi, infatti, scadranno nel 2035 e non dovrebbero essere rinnovate. Così da produrre energia idroelettrica completamente «tra le mura cantonali». «È anche parte della strategia cantonale, di ridurre l'utilizzo del fossile ed implementare fotovoltaico ed energie rinnovabili per ridurre la dipendenza energetica», conferma Tognola.