
È finita dopo oltre 4 ore di audizione la giornata più lunga di Daniele Pronzini: un sorriso, una battuta, e l’aria di chi è sicuro di sé. Del resto quell’incontro con la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Sezione della logistica, racconta, l’ha sollecitato lui stesso. Perché, continua il funzionario licenziato in tronco dal Governo dopo l’apertura di un’inchiesta a suo carico per una serie di reati fiscali e non solo, voleva che fosse fatta chiarezza. Una vicenda soprattutto personale la sua, che però irrimediabilmente è andata a mescolarsi con quella sezione sulla quale il sole non è ancora tornato a splendere. Non era bastato lo scandalo del caso Chit, l’allontanamento dell’allora direttore Massimo Martignoni e la sospensione di Pronzini. Non erano state sufficienti le polemiche, le incomprensioni personali, le fughe di notizie. Il presidente della commissione, Carlo Luigi Caimi, giusto un paio di settimane fa era finito al centro della bufera proprio per non aver mai convocato Pronzini: nonostante dalla sua corte fossero passati in diversi, compresi numerosi ex consiglieri di stato. Ma oggi, fallito il tentativo di spodestare il presidente, andati via i Verdi di Sergio Savoia, il lavoro sembra continuare. Anche se la chiarezza sulle vicende che contornano la logistica, è ancora lontana da venire. Ed è proprio Pronzini a lanciare, nell’ordine, l’ultimo motivo che, c’è da scommetterci, scatenerà un temporale: il suo siluramento. Non dice, ma lascia intendere che qualcosa dietro, potrebbe esserci. Dal dipartimento fanno sapere che la procedura è stata avviata, ma che ci vuole tempo. Il sole è tornato a splendere su Palazzo delle Orsoline ma dalla logistica sembra ancora lontano.
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