
Una ricorrenza annuale affinché la memoria non venga mai meno: così ogni anno a livello internazionale si ricordano le vittime della Shoah. Una pagina buia della Storia, che anche in Canton Ticino viene rievocata e portata anche ai più giovani nelle scuole, come conferma a Ticinonews la direttrice del DECS, Marina Carobbio Guscetti: “È una giornata importante proprio perché fa riflettere sulle tragedie che sono avvenute, ma anche su quelle che sono ancora in corso. Il ruolo della scuola come momento di riflessione e di educazione alla pace e al rispetto degli altri è sempre un ruolo importante”.
Una riflessione sull'Olocausto
Per questo la giornata di venerdì è stata scandita da diverse attività che potessero portare i ragazzi a una riflessione sul tema dell’Olocausto, introducendoli innanzitutto ad eventi che non hanno vissuto, e portandoli a comprendere perché è importante ricordarli. Il vicedirettore del Liceo Lugano 3, Aureliano Martini, ci ha raccontato che la mattina i ragazzi si sono riuniti per un lavoro a gruppi nelle classi, dove hanno letto documenti e testimonianze, mentre nel pomeriggio hanno partecipato allo spettacolo di Rosario Tedesco, “per vedere un po’ più dal vivo quello che è successo e i sentimenti legati ai personaggi di cui hanno lavorato la mattina”.
Lo spettacolo di Rosario Tedesco
E proprio nel pomeriggio è andato in scena un momento teatrale interattivo pensato appunto dall’attore e regista Rosario Tedesco. Lo spettacolo è tratto dal saggio “In quelle tenebre” di Ghitta Sereni, una giornalista ebrea che intervista Franz Stangl, il comandante dei campi di sterminio Sobibor e Treblinka nella Polonia occupata dai nazisti. La giornalista pone al generale delle SS delle domande, che sono state la chiave che hanno permesso al regista di entrare nella storia: “Ne ho scelte dieci, che ho chiuso dentro delle buste colorate, e al Liceo di Lugano 3, come in tutte le piazze dove vado, le affido al pubblico che se vuole, quando chiamo i diversi colori, condivide e pone la domanda al carnefice”. In pochi istanti si crea una comunità: “Non è più un pubblico sparso e amorfo, ma è un pubblico che vuole interrogare il suo passato. Anche chi non accetta la busta e la domanda, compie un gesto: quello di non interrogare il proprio passato”, spiega Tedesco.
La memoria contro la realtà di oggi
Un passato che anche nel presente trova un motivo di riflessione, come afferma Martini: “Un conto è la memoria, ciò che noi vogliamo ricordare del nostro passato per andare a creare un nostro futuro. L’altro è la realtà di oggi, terribile e tragica, che va analizzata nella sua attuale complessità, benché sia collegata ai temi della Shoah, ma è il frutto di una Storia più recente”.

