Cerca e trova immobili
Ticino
"La gente urla, ci caccia, chiama la polizia"
Redazione
12 anni fa
Gli equadoregni parlano del clima di paura instauratosi in Ticino. "Anche gli amici che ci facevano lavorare nelle loro case non ci chiamano più, hanno paura"

Alla scoperta di coloro che chiedono l'elemosina. Oggi il Corriere del Ticino dedica un ampio reportage alla "macchina dell'accattonaggio organizzato", intervistando musicisti di strada equadoregni, mendicanti romeni e le autorità. Ne emerge un mondo di sofferenza, dove la paura la fa sempre più da padrona.

"Purtroppo i controlli sono aumentati e la polizia è più severa" racconta una 25enne equadoregna, Elsa, che fa la spola tra Svizzera, Francia e Spagna da quando aveva 14 anni. "Veniamo in Ticino per le feste (Pasqua, Natale, eccetera), abbiamo il permesso di restare solo 3 mesi, per questo siamo sempre in viaggio. In estate andiamo in Francia, pure per vendere collane e braccialetti ai mercatini o alle feste."

"Il problema è che il clima è cambiato" aggiunge Elsa. "Prima chi non voleva avvicinarsi, non ci guardava e passava. Ora la gente urla, ci caccia, dice che chiama la polizia. E noi ci sentiamo male, davvero male. Inoltre gli amici che ogni tanto ci facevano lavorare nelle loro case o nei campi in cambio di un po' di denaro, non ci chiamano più. Avranno anche loro paura."

La famiglia di Elsa vive in Ecuador, mentre suo figlio di 8 anni è a Murcia, in Spagna, insieme alla cugina. "Faccio quello che faccio anche per lui, per dargli una vita migliore di quella che ho avuto io. Il mio sogno è avere una casa e viverci con mio figlio e mio marito, magari in Ecuador. Lavorare in un negozio o nell'artigianato. Questo vogliamo noi equadoregni, lavorare come tutti e un posto dove riposare."

Anche Nicolae ed Elena, una coppia di romeni, si ritrovano a riposare nella precarietà. Fino a poco tempo fa dormivano nelle stazioni FFS, "2-3 ore per scaldarci, poi ci alzavamo e cammminavamo avanti e indietro". Ora hanno trovato una casa abbandonata fuori Lugano, "ma vediamo fino a quando dura".

Giunti in Ticino con l'illusione di un lavoro, entrambi si sono visti costretti a chiedere l'elemosina per mangiare. "Mi vergogno di questo, ma cosa dobbiamo fare?" afferma Nicolae, aggiungendo di guadagnare, quando va bene, 20-30 franchi al giorno, in due. "Negli ultimi tempi le offerte sono diminuite, i controlli aumentati" racconta l'uomo. "Gli agenti sono più cattivi con noi, ci guardano i documenti, spesso ci prendono i soldi, ci mandano via. Un paio di volte ci hanno portati al confine, ma noi torniamo indietro."

La colpa di questo nuovo clima, secondo Nicolae, è delle autorità. "La colpa è anche degli inviti a segnalarci alla polizia. I passanti non ci parlano più o gridano cose brutte tipo "i romeni sono tutti ladri, andate a lavorare pezzenti". Ma se il lavoro non lo troviamo? Non possiamo vivere d'aria."

Nicolae sottolinea come in Ticino vi siano delle strutture d'accoglienza, ma che queste hanno dei limiti. A Casa Astra, ad esempio, si accettano solo uomini, mentre alla mensa sociale di Pregassona si può sì mangiare, ma poi? "A fine giornata siamo di nuovo sulla strada. Dove dobbiamo andare? Qui è vietato tutto. Ci vogliono vietare anche di vivere! Non capiscono che così spingono la gente a fare dei brutti gesti. Non voglio rovinare la mia famiglia, ma se uno è disperato..."

Da ultimo le cifre, fornite dalle varie polizie comunali. Cifre che parlano chiaro. Nella sola Città di Lugano, dal 2009 al 2013 i casi di accattonaggio sono saliti da 210 a 762.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata