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Ticino
La frana del Valegion un anno dopo
Redazione
15 anni fa
A Preonzo le polemiche non sono ancora superate. La Genazzi&Artioli chiederà un audit al tribunale federale

Un anno fa cadeva la frana del Valegion. Per alcune settimane l’attenzione dei media si spostò a Preonzo. Cosa è cambiato da quel giorno? Un’azienda è partita, altre sono rimaste. Ma non tutto è risolto. Era il 3 maggio 2010 quando sei aziende della zona industriale furono costrette ad evacuare dopo che 30 mila metri cubi di materiale roccioso franarono a valle. Una vicenda che fece colare fiumi d’inchiostro: da una parte le aziende che volevano lavorare, dall’altra il Cantone che per questioni di sicurezza vietò l’attività. A un anno da quella frana, oggi a Preonzo che aria tira? La Genazzi&Artioli – una delle sei aziende a rischio frana - è partita per Lamone dove sta costruendo un nuovo stabile. “Avevamo bisogno di tranquillità, ci ha spiegato oggi Stefano Artioli della Genazzi&Artioli. Non potevamo più permetterci di fermare i lavori. Abbiamo deciso di voltare pagina.” Ma la vera questione rimasta in sospeso è quella riguardante gli indennizzi che le aziende chiedevano al Cantone per un eventuale trasferimento dell’attività. “Non ci sono basi legali per concedere garanzie finanziarie”, commentò la ministra Laura Sadis, due mesi dopo, in occasione della presentazione del rapporto finale del DT e del DFE. Ma la questione, dicevamo, è lungi dall’essere risolta: presto la Genazzi&Aritioli chiederà un audit al tribunale federale: “Siamo convinti che il Cantone abbia delle responsabilità, ci ha spiegato Stefano Artioli. Quando ci siamo insediati nel 1972 era tutto a posto. Il Cantone ha dato il via libera per la zona industriale. Addirittura negli anni successivi è stato modificato il PR per consentire un ampliamento della zona industriale. Poi 30 anni dopo, il Cantone ci viene a dire che sapeva del pericolo della frana. Ma allora perché non ha fatto nulla per tutelare le aziende che hanno investito soldi in quella zona?” Intanto la perizia geologica indipendente voluta dalle aziende per valutare il consolidamento della frana non è mai stata eseguita. Fa stato quella del Cantone che ritiene la zona sicura. Ma allora non si capisce - si chiede ancora Stefano Artioli - come mai la sua azienda non possa affittare a terzi quegli stabili di Preonzo che rimarranno vuoti dopo la partenza: “il Cantone non vuole nuovi insediamenti nella zona. Non vuole che affittiamo i nostri magazzini. La situazione è paragonabile a un esproprio”. fp

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