
«Il franamento in zona Lavinone tra Corticiasca e Scareglia non può essere arrestato, solamente rallentato». È quanto emerso – in estrema sintesi – dal momento informativo organizzato oggi dal Dipartimento del territorio (DT) a Maglio di Colla.
«I risultati degli approfondimenti fatti dopo la chiusura del 14 maggio 2025 della tratta interessata – a seguito del progressivo aggravarsi delle condizioni di instabilità del versante e dei danni strutturali rilevati al semiponte e ai muri di controriva e di sostegno – hanno evidenziato che il movimento franoso non può essere arrestato bensì unicamente rallentato», si legge in una nota odierna. Per questo sono necessarie delle opere di risanamento.
L'incontro con la stampa
All’incontro con la stampa sono intervenuti: il Consigliere di Stato e Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni, Norman Gobbi, il geologo della Sezione forestale, Jean Frédéric Kauffmann e il Capo dell’Ufficio della gestione dei manufatti, Marco Frangi.
Il tracciato, una volta risanato, consentirà di tornare a garantire il normale transito in sicurezza ai veicoli a motore. La tratta interessata è nel frattempo regolarmente transitabile per ciclisti e pedoni. La località di Scareglia è attualmente raggiungibile da Bogno e, per i veicoli con peso complessivo inferiore a 12 tonnellate, dalla strada comunale da Maglio di Colla.
Garantire la stabilità locale
Dalla valutazione dei molteplici scenari volti a una possibile riapertura del tratto stradale interessato, avviata nel mese di giugno 2025 attraverso un apposito studio preliminare, si è giunti alla conclusione che l’unica soluzione ragionevolmente praticabile risiede nel recupero del tracciato attuale. Come si legge nella nota del DT, l’obiettivo dell’intervento consiste nel garantire una stabilità locale, senza introdurre sovraccarichi con la ricostruzione (opere leggere, modulari e controllabili).
Tuttavia, il DT evidenzia che il movimento franoso non potrà tecnicamente essere fermato: sarà pertanto necessario convivere con l’instabilità. Il progetto prevede la costruzione di un nuovo semiponte e il rifacimento del muro di controriva esistente, nonché ulteriori opere di consolidamento, e si svolgerà in quattro tappe distinte. Queste prevedono la realizzazione di drenaggi profondi del terreno, la costruzione del semiponte e del muro di controriva – incluse le opere di consolidamento –, il ripristino delle opere paramassi e il potenziamento del dispositivo di monitoraggio continuo.
Fase 1: drenaggi profondi
Il progetto per l’esecuzione di perforazioni suborizzontali a valle del pendio per limitarne i movimenti e per migliorare le condizioni di stabilità locale della strada è stato ultimato.Lunedì 22 giugno prenderanno avvio i lavori concernenti i drenaggi profondi al terreno che avranno una durata di circa tre mesi.
Fase 2: ripristino del collegamento stradale
L’intervento, attualmente in fase di progettazione definitiva, comprende: la demolizione parziale del manufatto esistente, la rimozione di vecchi blocchi di consolidamento e ancoraggi non più attivi, la ricostruzione del semiponte esistente con prolungamento dello stesso di circa 40 metri in direzione Insone e la ricostruzione del muro di controriva. Le nuove opere saranno fondate su micropali e munite di ancoraggi attivi da 35-40 metri.
La finalizzazione del progetto definitivo per il ripristino del collegamento stradale è prevista indicativamente per fine agosto 2026. Seguirà la messa in appalto, con l’obiettivo di avviare i lavori nel corso della primavera 2027. La riapertura del tratto stradale è ipotizzabile, salvo imprevisti, per la primavera-estate 2028. L’investimento complessivo per le opere sopraccitate ammonta a circa 3,5 milioni di franchi.
La «Frana del Lavinone»
La zona instabile nota come “Frana del Lavinone” interessa un’ampia area del versante destro della valle di Scareglia. L’instabilità del Lavinone è causata da una frana a scivolamento lento, con una superficie di rottura molto profonda. Il movimento del versante era già attivo prima della costruzione della strada, avvenuta tra il 1950 e il 1960.Il principale fattore che alimenta il fenomeno sono le scarse qualità geotecniche della roccia e l’azione dell’acque che penetra nel sottosuolo fortemente fratturato, incrementando le deformazioni. Dal 2009 i movimenti franosi sono sottoposti a monitoraggio regolare. I dati raccolti indicano che il versante si sposta verso valle a una velocità media di 3-5 cm all’anno, con punte localizzate dove gli spostamenti risultano significativamente superiori. Nel 2018 è stato attivato un sistema di monitoraggio continuo, collegato a un impianto di allarme, che consente la chiusura tempestiva della strada in caso di necessità. È stato osservato che, in occasione di lunghi periodi di pioggia e di intensi temporali, la velocità degli spostamenti aumenta sensibilmente. Questi movimenti generano un forte stress strutturale sulla strada, in particolare sul ponte situato nell’area attiva della frana. Per contrastare i progressivi cedimenti, già a partire dall’anno 2002, sono stati svolti numerosi interventi di ancoraggio e tentativi di stabilizzazione accompagnati da costanti lavori di ricarica della pavimentazione e ripristino dei cigli e delle barriere. Negli scorsi anni sono stati eseguiti anche degli studi geotecnici e sono state valutate delle possibili soluzioni per ripristinare la strada che, come noto, è stata chiusa al transito dei veicoli a motore tra l’incrocio per Insone e Scareglia in data 14 maggio 2025, in quanto non più transitabile in sicurezza. Il transito ai pedoni e ai ciclisti è per contro sempre garantito.

