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Ticino
"La FINMA vuole eliminare la piazza di Lugano"
"La FINMA vuole eliminare la piazza di Lugano"
"La FINMA vuole eliminare la piazza di Lugano"
Redazione
10 anni fa
Dopo lo scandalo BSI, si profilano nuovi guai per le banche ticinesi. "Resteranno solo Zurigo e Ginevra"

Sono quattro le "bombe" che minacciano la piazza finanziaria di Lugano, secondo quanto scrive oggi il Caffè.

La prima, già esplosa, è quella che a travolto la BSI. Le altre tre sono invece quella dello scandalo Petrobras, la cui miccia è accesa da mesi, l'inchiesta italiana su polizze assicurative da 14 miliardi finite all'estero e infine l'inchiesta recentemente rilanciata in Argentina su trasferimenti di denaro in Ticino, che ha già portato alla richiesta di estradizione di un professionista residente a Lugano.

"Ormai si è scoperchiato il vaso di Pandora" commenta Sergio Rossi, docente di macroeconomia ed economia monetaria all'Università di Friborgo. "Ora escono uno dopo l'altro gli affari sporchi, le operazioni transnazionali che la piazza ticinese, ma anche quelle di Zurigo e Ginevra, ha svolto per anni quando c'era il segreto bancario. Oggi il paradigma è cambiato e molti Paesi, come quelli asiatici e sudamericani, spingono per fare pulizia al loro interno anche se non sono poi così trasparenti."

"Al di là di quanto sta accadendo" prosegue Rossi, "credo che in Svizzera ci sia la volontà di ridurre da tre a due le piazze finanziarie. Abbiamo visto come la FINMA ha messo con le spalle al muro la BSI, probabilmente non lo avrebbe fatto se quanto accaduto fosse capitato ad una banca della piazza zurighese."

L'economista ticinese afferma poi che "oggi con Ginevra che fa affari con la Francia e Zurigo che è ben radicata in Germania, il Ticino deve invece scontare il fatto che dall'Italia non arrivano più come un tempo capitali non dichiarati e, dunque, sul piano nazionale è più a rischio."

Inoltre, secondo Rossi, rispetto alle altre due piazze finanziarie elvetiche, a Lugano "sono emerse più transazioni che avevano come origine la corruzione."

Il direttore del Centro studi bancari, René Chopard, ritiene che queste bombe possano avere anche un effetto positivo, a medio termine. "Credo che questo momento di rottura potrebbe trasformarsi in una spinta, in una scossa decisiva per un nuovo modello di business della piazza finanziaria" dichiara Chopard al Caffè. "La crisi del private banking, in particolare offshore, potrebbe portare nel medio termine ad un'accelerazione verso una integrazione, come più volte auspicato, di servizi di gestione e di capitali, di consulenza e credito alle imprese. Servizi che potrebbero essere proposti pure all'estero, in particolare in Italia, nostro mercato di riferimento."

Anche Rossi ritiene che questa direzione sia auspicabile. "Ma davvero le banche, o meglio quanti le dirigono, hanno la volontà di farlo?" si chiede l'economista. "Sino ad oggi non si è guardato al tessuto delle imprese, ma ai mercati finanziari da cui vengono maggiori rendite."

Rossi afferma che se "le banche dessero credito alle imprese si potrebbe assistere a una crescita in Italia, il che vuol dire minore disoccupazione e meno tensioni per i frontalieri. Tutti ne trarrebbero vantaggio."

"Il problema è che le banche in questi anni si sono riempite di esperti di finanza internazionale e d'informatica" conclude Rossi. "Mancano tecnici capaci di valutare se un progetto ha chance di successo e merita di essere finanziato."

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