
Cristina Maderni, nata a Sorengo nel 1966 inizia a lavorare da giovane aiutando il padre nella sua attività di installatore elettrico. Nel 1989 consegue l’attestato federale di finanza e contabilità, un titolo che le permette poi di mettersi in proprio come fiduciario commercialista. Ora è pronta a lanciarsi in una nuova sfida, candidandosi al Consiglio di Stato per il Partito liberale radicale.
Ticinonews ha deciso di intervistarla per capire quali sono per lei le priorità del Canton Ticino e quali i temi su cui vorrebbe concentrarsi nel corso della prossima legislatura.
Lei è alla sua prima esperienza politica, come mai ha deciso di lanciarsi in questa avventura?
Nella mia attività quotidiana di fiduciario commercialista ho modo di osservare il contributo che il mondo del lavoro offre al benessere del Cantone, in termini di produzione di quella ricchezza che, una volta conseguita, potrà essere distribuita. È questo il motivo per il quale mi sono impegnata in prima persona nel campo delle associazioni economiche e ho promosso un intenso dialogo fra associazioni e politica, finalizzato a creare le migliori condizioni quadro. In questo percorso è nata in me la convinzione che attraverso la politica potrò dare un mio più fattivo contributo a sostenere il lavoro, le famiglie che ne beneficiano, le imprese che lo generano, che pagano stipendi equi e imposte durevoli nel tempo. Candidandomi al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio per la prossima legislatura ho di conseguenza colto l’opportunità di poter attuare questo mio programma con atti concreti.
Quali sono secondo lei le priorità del nostro Cantone e quali temi intende portare avanti nella prossima legislatura?
Le priorità che il Cantone deve perseguire per proiettarsi con successo nel futuro sono numerose. Fra di esse sottolineo l’affinare le condizioni quadro per un’economia destinata a digitalizzarsi, il mitigare le tensioni sul mercato del lavoro, l’implementare una mobilità sostenibile, il portare a termine le riforme ad oggi incompiute della scuola e della giustizia, il ridurre i costi della burocrazia e dei controlli ottimizzando i processi, l’intervenire sulla compatibilità lavoro – famiglia ed infine l’affrontare con responsabilità il tema ambientale. Tutti questi temi sono urgenti e vanno portati avanti senza indugio. Le mie priorità saranno focalizzate sul sostenere il mondo del lavoro e combattere ogni forma di abuso, sul miglioramento dell’orientamento professionale offerto ai nostri giovani, sull’agevolare il coinvolgimento delle donne nel lavoro e nella politica e infine sul portare a termine quella riforma fiscale cantonale che si rende necessaria in conseguenza dell’abolizione degli statuti speciali delle imprese a fine 2019.
Fra i temi che le stanno più a cuore c’è il futuro della piazza finanziaria ticinese. Lei come interverrebbe per rilanciarla?
Sì, è vero: il tema mi sta a cuore, è con determinazione che mi attivo in questo campo. La nostra piazza finanziaria ha saputo stringere i denti in un contesto non facile, si è ristrutturata per proiettarsi nel mondo della trasparenza fiscale, pagando un prezzo elevato in termini di occupazione e di numero di operatori sul mercato. Oggi va sostenuta nella ricerca di nuove vie di sviluppo, anche a supporto delle 15.000 persone che in essa trovano ancora lavoro. Sostengo in modo vocale l’urgenza di garantire l’accesso dei nostri operatori al mercato italiano e di organizzare la difesa delle banche e delle fiduciarie dal recente attacco proveniente dall’agenzia delle entrate italiana. Propugno la ricerca di nuovi prodotti e di mercati di nicchia su cui specializzare il Ticino, nella scia del commodity trading. Invito i grandi operatori nazionali a localizzare in Ticino le proprie strutture di eccellenza, sull’esempio di quanto fatto da un noto gruppo nel campo della ricerca sull’intelligenza artificiale. Come presidente della Federazione dei fiduciari e membro del comitato di fondazione del Centro Studi Bancari mi impegno sul tema della formazione continua nel settore finanziario, una delle chiavi del futuro.
Uno degli slogan della campagna elettorale del PLR è “Per un Ticino più svizzero”. In che modo il Ticino non sarebbe abbastanza svizzero? Quali sono i vostri progetti in merito?
Sostenere un “Ticino più svizzero” significa voler cogliere nuove opportunità che oggi si schiudono al Ticino e che vanno sfruttate senza indugio nell’interesse collettivo. Opportunità offerte innanzitutto da AlpTransit, che va rapidamente completata a sud, dalla nostra recente adesione alla Greater Zurich Area che va sfruttata per attrarre investimenti e generare lavoro. Sostenere un “Ticino più svizzero” significa anche dialogare più intensamente con Berna, alla ricerca di maggiore ascolto e migliore azione a nostro sostegno.
Accordo fiscale tra Svizzera e Italia: il Consiglio federale predilige il dialogo e non appoggerà il Governo cantonale in caso di un blocco dei ristorni. Lei è favorevole o contraria a un blocco?
L’accordo fiscale fra Svizzera e Italia marcia da anni sul posto, è un rompicapo nato da una trattativa condotta in modo affrettato nel 2015. La mancata soluzione dei temi chiave dell’accesso al mercato italiano per gli operatori finanziari e della rinegoziazione della fiscalità dei frontalieri crea al Ticino problemi che sono evidenti. Sui ristorni, non sono favorevole a un blocco. Supporto invece l’iniziativa PLR dello scorso gennaio volta a disdire l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri, o ottenere una compensazione da Berna.
Lei definisce l’economia la sua vocazione. Un settore in cui la Svizzera primeggia. Purtroppo però le diseguaglianze sociali continuano a crescere, in Ticino le persone in assistenza sono quasi 8'000. Cosa propone di fare per risolvere questo problema?
Pur se in fase di rallentamento, l’economia ticinese esce da un decennio di crescita: questo è un fatto. Ogni crescita, è di per sé positiva, genera luci ma anche ombre. Un Cantone equo deve saper essere al fianco di tutti: ogni persona in difficoltà è di troppo, va dunque aiutata. Ne consegue che i temi del dumping salariale, degli abusi sul mercato del lavoro e del ruolo dell’assistenza non vanno sottaciuti, vanno invece affrontati a viso aperto. È questo il motivo per cui il Ticino si è dotato di un intenso sistema di controlli, che va ottimizzato e ha edificato un’elevata socialità fra le maggiori in Svizzera, che va mantenuta. I numeri dell’assistenza sono di fronte a tutti: sappiamo che si riferisce al 2% della popolazione e che è in leggero calo negli ultimi due anni. Come migliorare questa situazione? Personalmente insisto sull’investimento in formazione per il reinserimento professionale, ma in misura più mirata e meno accademica rispetto a quanto non succede oggi.
Quando crede al raddoppio PLR in Governo e a scapito di chi preferirebbe che fosse tra PS e Lega?
Credo fermamente al raddoppio e ai benefici che una maggiore presenza liberale radicale in Governo e in Parlamento porterà alla politica del Cantone. Mi impegno personalmente per far sì che il raddoppio avvenga. Ribadisco che noi liberali radicali miriamo al nostro successo e non guardiamo in casa degli altri.
Lei è molto impegnata nelle associazioni economiche e ricopre diverse cariche. È presidente dell’Ordine dei commercialisti e della Federazione delle Associazioni di Fiduciarie del Cantone. È inoltre vice presidente della Camera di Commercio. Ha mai avuto difficoltà, nel suo percorso professionale, a farsi valere in quanto donna?
Penso di essermi fatta valere per le mie capacità, per la mia determinazione e per l’impegno che ho profuso nell’associazionismo economico, in cui credo. Come donna non ho certo goduto né di sconti né di agevolazioni. Non ho neppure incontrato blocchi insormontabili. Ho sempre favorito l’ingresso di altre donne capaci nei gremi di cui faccio parte. Purtroppo alcuni pregiudizi ancora esistono: è compito di tutte noi donne, come di tutti gli uomini aperti di mente, saper creare una società in cui le pari opportunità siano una realtà consolidata.
Delle varie misure volte a tutelare il mercato del lavoro ticinese, il PLR si è opposto sia al salario minimo, che arriva dalla sinistra, che alla preferenza indigena, richiesta dalla destra ticinese. Qual è quindi la ricetta del PLR?
Il problema del mercato del lavoro è complesso. Le formule magiche non esistono: vanno ricercate soluzioni che funzionano. Ritengo sia giusto far leva innanzitutto sul valore del partenariato sociale, che produce numerosi contratti collettivi di lavoro e sulla responsabilizzazione degli imprenditori ai temi sociali. Abbiamo bisogno anche che il sistema di controlli, di recente intensificati e resi più tecnologici come nel caso dell’applicazione Ge.co sui controlli nei cantieri, si mostri efficace.
Il Gran Consiglio ha bocciato l’istituzione di un Tribunale del lavoro, ritenendo sufficiente il ruolo delle Preture. Lei concorda?
Non sono favorevole all’istituzione e alla proliferazione di tribunali settoriali. È invece urgente investire in una giustizia più rapida, in particolare nell’ambito penale, seguendo le indicazioni del Procuratore generale.
Restando in tema di lavoro, recentemente si sono abbattute molte critiche sulla Fashion Valley ticinese, da molti ritenuta un trionfo di capannoni vuoti per evadere il fisco. Come replica a questa accusa?
Il tema della Fashion Valley va valutato con moderazione e inquadrato in termini neutrali e non polemici. Iniziamo con gli ultimi dati a nostra disposizione. Il settore conta in Ticino 700 imprese, che impiegano 9’000 persone. Il gettito cantonale generato dalle principali 40 società del settore della moda in Ticino per il 2017 è stato di circa 40 milioni di franchi. È vero che alcune di queste imprese stanno trasferendo alcune attività all’estero. Altre invece restano, mantengono in Ticino non solo centri logistici, ma anche di stile e di produzione. Non si tratta dunque solo di capannoni vuoti, ma anche e non in piccola misura di produzione di valore aggiunto.
Perché i cittadini dovrebbero eleggerla?
Mi candido al Consiglio di Stato in quanto mi ritengo una persona capace, portatrice di valori sani e di progetti concreti da attuare con determinazione nell’interesse del Cantone e anche per dimostrare che noi donne ticinesi sappiamo raccogliere le sfide. Ritengo che i cittadini hanno avuto modo di conoscermi e apprezzare queste mie caratteristiche.
PS
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