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Ticino
La diga dei suicidi: diciotto morti in 10 anni
Redazione
17 anni fa
La diga della Verzasca è al centro di un atto parlamentare. Ne abbiamo parlato con Antoine Casabianca

La diga della Verzasca, la diga dei suicidi. Diciotto, nel giro di 10 anni. E le ultime due morti sono avvenute nei primi due mesi del 2010. Un dato che ha posto diversi interrogativi, tanto da portare il deputato Silvano Bergonzoli a scrivere un atto parlamentare. “Il Consiglio di Stato non ritiene che si debba intervenire per arginare il fenomeno, in particolare collocando una rete metallica lungo la muratura della diga?”, domanda Bergonzoli al Governo. “Dall’esame dei dati ritengo che la diga della Verzasca è un luogo propizio a compiere un suicidio”, ci dice Antoine Casabianca, responsabile dell’Ufficio di promozione e di valutazione sanitaria. “Per cui - continua - è meglio porsi la domanda se non sia il caso di prendere delle misure di protezione che impediscano la realizzazione più facile di questo gesto”. Casabianca, ci spiega, sta analizzando i dati che dovrebbero servire al Governo per rispondere – e fornire soluzioni – all’interrogazione di Bergonzoli. Tra le proposte: vietare l'accesso alla diga, posare una rete di protezioneOra il Cantone intende verificare con il proprietario della diga – la Verzasca SA Officina idroelettrica – quali siano le possibilità di prevenzione e capire anche perché dieci anni fa non è stata posta nessuna protezione. Adesso come si dovrebbe intervenire concretamente? “Le possibilità sono tante – prosegue ancora Casabianca -. E vanno da costi relativamente limitati a quelli più elevati. Tra i costi limitati, anche in termini economici, ci sarebbe il divieto d’accesso alla diga. Tra i costi più elevati invece, la posa di reti di protezione orizzontali. I costi si aggirano sempre sulle diverse centinaia di migliaia di franchi”. Molti uomini tra i 20 e i 35 anni, poche le donneDai dati, ci spiega ancora Casabianca, la maggior parte delle persone che si suicidano sono uomini e hanno tra i 20 e i 35 anni. I suicidi avvengono perlopiù nei mesi invernali. Dei diciotto morti negli ultimi dieci anni, la metà era ticinese, l’altra metà confederata. “Non si può parlare di turismo del suicidio – precisa infine il responsabile dell’Ufficio di promozione e di valutazione sanitaria -. Le persone confederate avevano una residenza secondaria in Ticino, erano in cura nel nostro Cantone o erano state ricoverate presso strutture psichiatriche cantonali”. [email protected]

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