
Nel pomeriggio è ripreso il dibattimento del processo per l'incidente mortale di Grancia del febbraio 2021, in cui morì una ragazza di 17 anni. "In un istante la vita è cambiata per una famiglia, ma anche per l'imputato. Dovrà convivere per sempre con la consapevolezza di avere causato la morte di una giovane. È un macigno che pesa su di lui ogni giorno. Ritiene giusto trovarsi in aula ed essere giudicato". A difendere l'imputato, un portoghese al volante quella sera e oggi 23enne, è l'avvocata Anna Grümann, che ha contestato la tesi dell'accusa, che chiedeva la condanna per omicidio intenzionale per dolo eventuale. "Più studi indicano che i conducenti in generale sottovalutino i pericoli e sovrastimino le loro capacità di guida", ha argomentato la difesa, negando quindi il "dolo eventuale" nell'incidente di Grancia. Questo prevede che il rischio di un incidente mortale sia talmente alto, che il conducente debba sicuramente averlo considerato.
"Aveva percorso sette volte quel tragitto"
"Va considerato che prima di quell'incidente, il mio assistito aveva percorso sette volte quel tragitto. Era convinto che non sarebbe successo nulla e non aveva motivo per credere altrimenti", ha aggiunto la rappresentante della difesa. Secondo Grümann, il sostegno mostrato dagli amici del 23enne in quelle occasioni ha incitato l'imputato a sopravvalutare le sue capacità alla guida. "Con il senno di poi possiamo dire che era un divertimento scriteriato, ma era questo che cercavano. Ed è illogico pensare che il mio assistito potesse pensare di provocare la morte". "L'imputato - ha proseguito l'avvocata - non nega di essere stato consapevole di rischiare, ma questo non basta per riconoscere il dolo eventuale".
Non più di 24 mesi
La difesa ha anche ricordato la collaborazione dell'imputato durante l'inchiesta, i suoi sensi di colpa ("spera di potere stabilire un contatto con la famiglia, dopo il procedimento"), l'inizio di un percorso formativo Oltralpe, ma anche tragedie familiari avvenute dopo l'incidente, come la morte della madre. La richiesta di pena formulata dai rappresentanti del giovane è di non oltre 24 mesi sospesi integralmente per tutti i reati contestati. I legali del 23enne hanno chiesto l'attenuazione della pena per sincero pentimento e per essere stato influenzato in maniera essenziale dai passeggeri presenti nell'auto quella notte. La difesa ha quindi chiesto il proscioglimento dal reato di omicidio intenzionale, non contestando l'omicidio colposo. La difesa ha pure domandato il proscioglimento per l'accusa di lesioni intenzionali gravi per dolo eventuale, lesioni colpose gravi ed esposizione a pericolo della vita altrui.
Le accusatrici private
Prima della difesa, con la riapertura dell'udienza nel pomeriggio, hanno preso la parola le rappresentanti dell'accusa privata. "Raramente mi è capitato di farmi portavoce in quest'aula di un dolore così grande e sfaccettato". Così ha esordito l'avvocata Demetra Giovanettina, rappresentante della madre e delle quattro sorelle (tutte presenti in aula) della 17enne che perse la vita nell'incidente. "È il dolore di una comunità, la comunità di cui la vittima era parte. I membri della famiglia devono gestire il loro dolore personale, ma anche quello delle altre componenti della famiglia. Un conforto, ma anche un carico personale importante". Giovanettina si è associata alla procuratrice pubblica Lanzillo nell'avanzare l'accusa di omicidio intenzionale per dolo eventuale. "Per come stava guidando, per l'imputato non era possibile confidare di evitare l'incidente mortale".
"Nella vita del mio assistito non c'è spazio per il risentimento"
Prima di Giovanettina ha preso la parola l'avvocata Luisa Polli, in rappresentanza del ragazzo che la sera del 12 febbraio 2021 riportò le ferite più gravi. L'avvocata non ha presentato richieste precise di risarcimenti, in quanto la situazione dei danni fisici riportati dal giovane ancora non si è stabilizzata. "In un recente incontro, il mio assistito mi ha detto che deve andare avanti. Nella sua vita non c'è spazio per la rabbia e il risentimento. Lasciare da parte questi sentimenti non significa però fare finta che non sia successo nulla".
Le scuse dell'imputato
Dopo avere ascoltato la difesa, l'imputato ha voluto leggere una lettera di scuse in aula alla famiglia della giovane uccisa e dell'amico che rimediò le ferite più gravi. "È difficile esprimere i miei sentimenti, tendo a tenermi le cose dentro", ha iniziato. "Non ho mai considerato di fare del male a qualcuno, soprattutto a una persona amica, che aveva riposto la sua fiducia in me", ha proseguito, con la voce rotta. "È stata una folle idiozia. Non esiste giorno che io non pensi a quella giornata, all'ultimo sorriso" (della vittima, ndr.). "Non posso chiedervi di perdonarmi, ma spero che un giorno possiate capire il mio dispiacere". La sentenza è attesa per domani alle 16.

