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Processo Solduno
La difesa: "Era il piano bislacco di un ragazzo malato, non di un efferato killer"
Immagine Rescue Media
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Daniele Coroneo
3 anni fa
La difesa del 22enne sangallese ha chiesto una condanna massima di 8 anni, da scontare in una struttura.

"Oggi siamo qui a esaminare e giudicare l’azione di una persona malata". Così l'avvocato Luca Guidicelli ha esordito l'arringa di difesa nel processo per i fatti di Solduno del 21 ottobre 2021. Il legale ha fondato la sua difesa sulla mancanza di razionalità dell'imputato e sull'assenza di premeditazione. "Nessun indizio indica che l'imputato fosse venuto per compiere una strage, ma, per quanto questo possa sembrare strano a una persona normale, unicamente per parlare con la vittima".

Massimo 8 anni

La difesa ha contestato l'accusa di tentato assassinio, chiedendo il giudizio per lesioni corporali gravi. Per tutti i reati, la difesa ha avanzato una richiesta di pena di massimo 8 anni, da scontare in una struttura chiusa dove seguire un trattamento terapico stazionario.

"Solo un povero malato mentale"

"Un conto è il piano di un efferato killer, un conto è un piano bislacco come questo. L'imputato - ha proseguito l'avvocato - non è un efferato killer, ma un ragazzo malato, che si immagina in maniera fantasiosa un modo per parlare con la ragazza. Non c'è nulla di razionale. L'assassino che vede l'accusa non è altro che un povero malato mentale". Guidicelli contesta la tesi dell'accusa, che sostiene la premeditazione dei fatti sulla base del rifornito arsenale di cui si è dotato il 22enne sangallese nel suo viaggio a Solduno. "Se l'imputato fosse stato davvero un killer, avrebbe portato tutto questo armamentario? Avrebbe portato manette? Un taser? Bastava un fucile".

"Non decidete sulla base delle cronache"

Il rappresentante della difesa ha chiesto alla Corte di tenere conto di una scemata responsabilità del giovane, ravvisata da due periti, senza lasciarsi trascinare dalle emozioni. "Non vi chiedo di decidere sulla base delle cronache giudiziarie della vicina Italia, ma solo nel solco della legge", ha dichiarato in aula. Questa mattina, nella sua arringa, la legale della vittima aveva sostenuto che la relazione fra l'imputato e la vittima seguiva "la stessa dinamica che in Italia ha portato all'uccisione di Giulia Cecchettin". Quale ulteriore prova dell'assenza di premeditazione, il legale della difesa ha evocato l'assenza di reazione dell'imputato nei confronti del fidanzato della vittima principale, dopo che questa era stata raggiunta dal suo colpo di fucile. La sera del 21 ottobre 2021, il sangallese sequestrò il ragazzo assieme alla giovane.

Le scuse dell'imputato

In chiusura, il 22enne sangallese ha preso la parola per scusarsi con le vittime. "Da due anni mi trovo in carcere, dove in parte ho ripreso contatto con la realtà. Nel tempo che ho già trascorso alla Stampa, ho avuto modo di riflettere su quanto fatto. E la cosa che mi preme di più è chiedere scusa alla vittima. Sappi che mi dispiace veramente tanto, spero tu possa tornare a una vita normale". La sentenza è attesa lunedì alle 17.30.