
L’avvocato del Caffè Luca Allidi vuole vedere i documenti dell’inchiesta penale a carico del dottor Rey e quelli della Commissione sanitaria di vigilanza. Un complemento d’inchiesta cui potrebbe aggiungersi l’interrogatorio del personale sanitario della clinica Sant’Anna e degli altri protagonisti della vicenda: l’errore medico che ha portato nel 2014 all’amputazione di entrambi i seni alla paziente sbagliata.
Tutto questo mentre è ancora pendente la procedura cautelare con cui la clinica chiede al Caffè di non pubblicare più nessun articolo in merito alla vicenda.
Vi sarà dunque un’altra puntata prima del deposito atti, la fase in cui la procura chiude l’inchiesta in vista di un possibile rinvio a giudizio di 4 giornalisti in un’aula di tribunale. Nel caso specifico, alle Assise correzionali, dove in caso di colpevolezza gli imputati verrebbero condannati a una pena pecuniaria o addirittura detentiva. Certo, sospesa con la condizionale, ma sufficiente da scatenare la preoccupazione delle associazioni della stampa e delle centinaia di persone che stanno sottoscrivendo l’iniziativa di solidarietà lanciata dal Movimento per il Socialismo (vedi articolo correlato). Perché in futuro basterebbe un solo errore e la pena sospesa si trasformerebbe nella carcerazione effettiva e questo potrebbe indurre i giornalisti coinvolti a tirare il freno e a rivedere notevolmente i propri margini investigativi. L’ipotesi di reato che aggrava la posizione dei giornalisti del Caffè e che dovrebbe apparire sull’atto d’accusa della Procura accanto alla diffamazione, è la violazione della legge contro la concorrenza sleale. Ma come può un giornale che indaga su un errore medico, riferendo e aggiornando sul caso senza scrivere falsità, essere riconosciuto colpevole di concorrenza sleale? La parola chiave, utilizzata da chi sostiene questa tesi, è “accanimento”.
Il caso del Caffè non è un unicum a livello svizzero e la Corte europea dei diritti dell’uomo si è già espressa negli ultimi 25 anni contro l’accusa di concorrenza sleale usata nell’ambito del giornalismo d’inchiesta. Lo fa sapere a TeleTicino il docente dell’USI, Bertil Cottier, esperto di diritto della comunicazione raggiunto telefonicamente a Losanna.
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