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Ticino
"La destra, senza contenuti elettorali, attacca un film"
Redazione
11 anni fa
Massimilano Ay difende la scelta di mostrare la pellicola a scuola. "Come possiamo formare il pensiero critico se censuriamo tutto?"

“A Serbian Film” e le polemiche attorno alla sua proiezione nel corso delle giornate autogestite alla Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona non si placano.

È la volta dei comunisti, che denunciano un attacco a periodo alterni alla libertà artistica, e parlano di un tema finito sotto i riflettori perché nato in periodo di campagna elettorale.

“In Ticino sembra ci si stia spartendo i periodi in cui attaccare la libertà artistica: se in agosto è il mese in cui esponenti PPD regolarmente “massacrano” il Festival Internazionale del Film di Locarno per pellicole ritenute eticamente inopportune per le proprie visioni moraliste; in aprile sembra invece essere il turno dei giovani studenti di destra che - con un articolo firmato Muhamet Gubetini - gettano discredito sulla prima edizione delle Giornate Culturali Autogestite della Scuola Cantonale di Commercio (SCC). Intendiamoci: l’articolo in questione non avrebbe avuto alcun risalto mediatico se non fosse che ci troviamo in una campagna elettorale priva di contenuti (e cavalcare un po’ queste sparate serve a qualche esponente UDC) ...e poi si sa che sotto le vacanze di Pasqua le notizie scarseggiano.”, afferma una nota a firma del segretario politico Massimiliano Ay (nella foto).

“L’autogestione studentesca è un evento che esiste da quasi 20 anni negli altri licei ticinesi ed è organizzata con impegno dagli allievi (e lo dico per avervi preso parte in prima persona, non come altri politici che manco sanno che esistono!). Tali giornate rappresentano momenti educativi che favoriscono responsabilizzazione e senso di comunità. Quest’anno alla SCC vi sono state oltre 150 attività diverse, fra cui corsi di storia del movimento sindacale, conferenze sull’America latina, attività musicali, dibattiti sulle droghe, ecc. Ma come accade per il Festival di Locarno, il problema anche qui è stato proprio un lungometraggio considerato violento e - non sia mai! - sessualmente esplicito. Si tratta per la precisione di ‘A SerbianFfilm”, pellicola che stando agli amatori del genere (e io sinceramente non rientro fra questi), può essere interpretata come critica alla società serba che - nel contesto di disgregazione non solo statuale ma anche sociale, psicologico e culturale post-jugoslavo - recepisce i disvalori occidentali in maniera devastante, favorendo un forte disagio umano”, continua il comunicato.

“Va detto anzitutto che tale pellicola è regolarmente sul mercato svizzero e chiunque (anche se minorenne, checché ne dica la commissione censoria!) la può vedere su internet senza troppa difficoltà con pochi click. Se lo si ritiene un film talmente pericoloso per lo sviluppo psicofisico dell’umanità, che il governo lo tolga subito dal mercato, ma non si creino polemichette assurde solo perché dei ragazzi (non stiamo parlando di fanciulli) - che a breve saranno cittadini a tutti gli effetti - ne vogliono discutere in una scuola, cioè nel luogo più adatto per farlo.”

La scuola che, secondo il PC, “non deve essere un mondo ovattato, soprattutto se si tratta di una Scuola Media Superiore, quella che dovrebbe insegnare il distacco critico a ragazzi che - come dicono alcuni loro docenti - diverranno “l’élite culturale del paese”. E che pensiero critico vogliamo trasmettere se censuriamo tutto?”

“Io plaudo invece”, conclude Ay “al fatto che in un ambiente educativo e nel contempo autogestito ci sia uno studente che abbia avuto il coraggio di analizzare un film difficile che avrebbe suscitato forti reazioni, presentarlo con un’introduzione sia relativa al contesto socio-politico sia dal punto di vista tecnico-filmico.

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