
600 franchi per 200 firme. L’allettante annuncio faceva capolino questa mattina dai quotidiani ticinesi (vedi articolo suggerito). Nessun nome, nessuna specificazione. Soltanto un numero di telefono. Per svelare il mistero, non c’è voluto molto: le 200 firme richieste servono per il referendum finanziario obbligatorio. La raccolta non procede infatti come si sperava. A mali estremi, estremi rimedi quindi. Nulla di illegale, si badi bene.
Ma l’annuncio ha dato fastidio, specie a chi crede che la politica sia ancora una questione di spirito di servizio. Tra questi, secondo le voci, ci sarebbe l’UDC, legata a doppio filo con Area Liberale all’interno del gruppo La Destra. Un legame che ormai da mesi non fa che scricchiolare. Conferme ufficiali al momento non ve ne sono. Ma le voci sono insistenti: un divorzio prima del 2019 è praticamente cosa certa. E tanti saluti a La Destra.
I "casus belli" non fanno che sommarsi. Attorno a peccati più veniali, come quello delle firme, ve ne sono altri molto più pesanti. Su tutti "Prima i Nostri". Una manciata di giorni fa il vicepresidente di Area Liberale Alberto Siccardi aveva scaricato la legge di applicazione proposta dai democentristi. L’imprenditore ci aveva messo il carico da 90, definendola, in una parola, "demenziale". E per i democentristi "Prima i Nostri" non è proprio "quantité négligeable". E ciò non può venire perdonato.
I problemi in paradiso, ad onor del vero, erano iniziati subito dopo le elezioni quando, grazie all’unione, gli esponenti di Area Liberale avevano "scippato" due posti in Gran Consiglio all’UDC. Ora quei problemi da solco sono diventati un burrone.
Galeotte non saranno le firme a pagamento, ma restano pur sempre una goccia che porterà il proverbiale vaso a traboccare. Secondo i più non manca molto. E tanti saluti a La Destra.
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