
È un’accusa pesante quella che Unia ha rivolto questa mattina al Ministero pubblico ticinese, in una dimostrazione davanti a Palazzo di Giustizia, a Lugano. "Denunciamo una magistratura a due velocità, forte con i deboli e debole con i forti", premette Giangiorgio Gargantini, segretario regionale del sindacato. "Troppe volte abbiamo visto le nostre denunce perdersi in qualche cassetto", prosegue Gargantini ai nostri microfoni. "Quando invece sono i sindacalisti a essere denunciati mentre svolgono il loro lavoro, i decreti d'accusa arrivano in pochi mesi, come nel mio caso".
"Tempi troppo lunghi"
Un’inchiesta in particolare è considerata emblematica, secondo Unia, dei presunti ritardi e iniquità che caratterizzerebbero la procura ticinese. Oggi, sullo striscione srotolato davanti alla sede del Ministero pubblico, campeggiava la scritta "Vogliamo giustizia per gli operai Gcf". Nel 2018, alcuni operai nel cantiere del tunnel ferroviario del Monte Ceneri denunciarono la ditta per cui lavoravano, l’italiana Gcf, ingaggiata nella posa dei binari. Le accuse principali sono giornate di lavoro fino a 24 ore consecutive, misure di sicurezza non rispettate, ore supplementari non pagate e restituzione di parte del salario. Il procuratore Andrea Gianini sentì gli operai a partire dal 2019. Secondo Igor Cima di Unia, tuttavia, l’inchiesta si sarebbe arenata. "I tempi sono decisamente troppo lunghi", commenta il sindacalista. "Ci sono state testimonianze, anche di lavoratori, su quanto successo in quel cantiere: a nostro giudizio, ci sono elementi sufficienti per fare giustizia". Inoltre, rimarca Cima, "ci sono altri lavoratori disposti a testimoniare, ma la Procura non li chiama per sentirli. A cinque anni di distanza dall'inizio dell'inchiesta, non c'è ancora una decisione della Procura".
Timore di ritorsioni
Alcuni ex lavoratori di Gcf oggi hanno seguito la manifestazione a distanza. Non hanno voluto essere ripresi: pur non lavorando più per l’impresa, rimane infatti la paura di ritorsioni. Un operaio ci ha raccontato di avere subito taglieggiamenti regolari mentre lavorava sul cantiere del Ceneri, con la restituzione di anche metà degli importi versati negli stipendi. Dopo il suo rifiuto a versare il denaro, suo padre avrebbe ricevuto minacce.
Rapporti con la mafia
L'azienda è nota anche agli inquirenti di altri Paesi, Italia in primis. La Procura antimafia di Milano e la trasmissione d'inchiesta Report della Rai avevano indagato i rapporti tra Gcf e la ‘ndrangheta. Per i proprietari dell’impresa, l’antimafia milanese ha chiesto il rinvio a giudizio. In Danimarca, ha inoltre evidenziato Falò della Rsi, Gcf è stata condannata a multe e risarcimenti per abusi sul lavoro su tre cantieri.
La Procura non commenta
Da noi raggiunto, il Ministero pubblico non ha voluto rispondere alle critiche mosse da Unia.

