
L’Associazione Ticinese per l’Autonomia dei Comuni comunica di aver preso atto dell’esito della votazione dell’aggregazione del Bellinzonese, notando come vi sia una sostanziale differenza fra il progetto proposto e la situazione che si è venuta a creare. Questo in quanto nella nuova situazione "vengono a mancare territori e comuni di grande importanza nello studio proposto".
"Pur considerando legittima la volontà dei 13 comuni favorevoli di unirsi in un solo Comune" si legge nella nota a firma del presidente Alberto Poli, "l’ATAC ritiene che ciò vada fatto presentando un nuovo piano di studio sottoponendolo ai vari enti e ai cittadini per l’approvazione. Nascerebbe così una nuova entità con delle basi chiare e trasparenti".
"Durante le serate per propagandare la fusione", ricorda l'associazione, "si è sempre messo l’accento sull’importanza dello studio aggregativo; non vorremmo che, improvvisamente, esso sia scaduto di valore visto quanto è costato".
"Purtroppo il dipartimento delle Istituzioni" si continua a leggere, "e in particolare la sezione enti locali, ci ha abituato a scelte “ad occasionem” cioè a decisioni, per risolvere i problemi aggregativi, prese con soluzioni allegre e poco trasparenti a seconda delle opportunità. Chissà se questa volta la chiarezza sarà alla base delle scelte dell’autorità!"
L’ATAC ritiene che i contributi cantonali dovranno andare anche a quei comuni che, pur partecipando allo studio, hanno espresso parere sfavorevole "perché, in caso contrario, si confermerebbe l’impressione che le aggregazioni non sono frutto di libere scelte ma che vengono comprate".
Quanto alle autorità comunali (municipali e sindaci), che si sono viste smentite dai propri cittadini hanno due possibilità, conclude l'ATAC: "O dimissionare sfuggendo alle loro responsabilità istituzionali o accettare il voto e agire di conseguenza. Tutte le altre soluzioni non hanno niente a che vedere con la democrazia".
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