
Cresce il malcontento in Europa per le misure restrittive decise da alcuni paesi. Manifestazioni non autorizzate nate contro le misure anti-Covid sono sfociate in violenze e saccheggi in diverse città italiane come Napoli, Milano, Torino, Firenze o Bologna. Ma anche altri paesi come la Germania, la Francia o lo Spagna hanno dovuto fare i conti con proteste. In Svizzera la situazione è più pacata e pacifica, nonostante la Fedpol, è notizia di oggi, abbia rafforzato i dispositivi di protezione dopo che nei forum di discussione dei coronascettici appaiono sempre più spesso minacce.
“La democrazia diretta in Svizzera è una valvola di sfogo”
Secondo il politologo Nenad Stojanovic il motivo per cui ci sono scontri meno violenti nel nostro Paese è perché i cittadini hanno diversi canali per esprimere il loro malcontento. “La differenza è di tipo strutturale”, spiega il politologo ai microfoni di Teleticino. “Abbiamo la democrazia diretta, i cittadini hanno la possibilità di lanciare una raccolta firme o un referendum quando non sono d’accordo con le decisioni prese. È una valvola di sfogo per quei gruppi che non sono contenti”. Il politologo fa per esempio un paragone con la protesta dei gilet gialli in Francia, scesi in strada dopo che il governo aveva deciso di innalzare il prezzo della benzina. “Anche in Svizzera il Parlamento si è mosso per innalzare per esempio il prezzo sulla vignetta autostradale. Il popolo ha detto no grazie al lancio di un referendum. Queste proteste in Svizzera si risolvono in parte anche grazie all’uso della democrazia diretta. In un paese dove non c’è questa possibilità è più facile che si creino manifestazioni anche durature”. Anche contro la legge Covid-19, varata dal Parlamento, c’è stato il gruppo “Amici della Costituzione” che a inizio ottobre ha lanciato il referendum, ricorda Stojanovic.
“Il potere è più diffuso in Svizzera”
La seconda differenza, prosegue il politologo, è che contrariamente a paesi come la Francia e l’Italia, dove ci sono figure come Macron e Conte che possono essere facilmente identificate come “il colpevole”, il potere in Svizzera è più diffuso. “Ci sono 7 consiglieri federali e nessuno di loro decide singolarmente”. Inoltre tante decisioni vengono prese dai governi cantonali, che magari vanno oltre le decisioni prese da Berna. A questo si aggiunge inoltre il fatto che la Confederazione ha preso una via meno restrittiva rispetto agli altri paesi e che aiuti sono pronti per le imprese in difficoltà, ciò che potrebbe contribuire ad abbassare i toni della protesta. Secondo Stojanovic tuttavia non bisogna dimenticare che manifestare è un diritto. “La Svizzera sta bene per quanto riguarda le finanze pubbliche e può permettersi aiuti che altri paesi non possono. Però non dobbiamo neanche “biasimare” troppo la volontà delle persone di manifestare. È un diritto democratico iscritto nella Costituzione, che deve essere garantito anche in tempi difficili, naturalmente entro certo regole e la violenza va assolutamente condannata”.
Le proteste di Lugano
Tensioni si sono verificate anche Lugano, dove venerdì sera circa una trentina di persone si è riunita in Piazza Molino Nuovo per protestare contro le misure anti-Covid. Un raduno che si è concluso con un episodio di violenza, con una giornalista che è stata colpita da una testata. Per Federica Ciommiento, questo il suo nome, si è trattato di un “battesimo di fuoco” visto che ha iniziato a lavorare per il quotidiano La Regione proprio questa settimana. Ai colleghi di Teleticino ha raccontato cosa è successo.
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