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Ticino
La cultura: “Costretti a chiudere”
Foto Shutterstock
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Filippo Suessli
6 anni fa
Una lettera aperta di teatri, compagnie e artisti ticinesi lancia un grido d’allarme dopo l’ultima ordinanza del Consiglio di Stato

“Riteniamo che un pubblico di 50 persone, nel contesto di tutte le misure previste dai piani di protezione, non rappresenti un rischio di contagio maggiore di altre situazioni analoghe, che dal 9 novembre continuano ad essere autorizzate. Stupisce quindi la leggerezza di lasciar intendere che la frequentazione di una sala teatrale o cinematografica sia più pericolosa rispetto ad altre attività della vita quotidiana: la paura che si sta trasmettendo al pubblico necessiterà mesi, se non anni, per essere riassorbita, con evidenti danni non solo economici sul lungo periodo”. È questo un passaggio della lettera aperta inviata al Consiglio di Stato dal settore dei teatri e della scena in generale. Lo scritto è firmato da 76 tra associazioni, teatri, aziende e singoli esponenti del mondo artistico.

Il sunto è semplice: “Ridurre a 5 il limite massimo di spettatori, penalizza gravemente tutto il settore artistico. Questo dimostra la mancanza di considerazione verso un settore costituito da professionisti che meritano attenzione e dignità al pari di tutte le altre categorie di lavoratori. Questa direttiva di fatto ci costringe a dover chiudere le attività”.

Se si scorre la lista non manca praticamente nessun artista ticinese nell’inviare un grido d’aiuto alla politica. “Questa decisione va a colpire duramente un settore già fragile e stremato dagli sforzi e le difficoltà finanziarie degli scorsi mesi. Rivendichiamo con forza la complessità e varietà dell’ecosistema culturale che, nonostante differenze per dimensioni e risorse economiche, può sopravvivere solo nella sua integrità”. E sottolineano come “la cultura, il teatro, la danza e la musica non sono un passatempo, ma un mestiere che dà sostentamento ad artisti, maestranze, tecnici e operatori del settore. L’ordinanza non solo pone dei seri dubbi alla loro sussistenza economica, ma anche al riconoscimento del loro ruolo sociale e professionale”.

Per questo il mondo della scena chiede “che le misure federali a favore del settore culturale vengano applicate con solerzia e tempestività insieme ad una riflessione congiunta a sostegno del settore delle arti dal vivo per evitare danni permanenti, soprattutto per gli artisti del territorio” e “una maggiore attenzione verso la nostra categoria professionale che ne testimoni il giusto riconoscimento”.

Tasi: “Decisione da rivedere”
“Indignazione e costernazione in tutta la scena indipendente”. Anche l’associazione Teatri Associati Scena Indipendente (Tasi) ha preso posizione sulle novità in ambito di contenimento del virus. Anche il comitato della Tasi denuncia come la nuova misura costringa a chiudere le sale e annullare gli spettacoli. “È bene sottolineare che nei teatri non si sono riscontrati contagi degni di nota, risultando il rischio praticamente nullo, dato che si sono sempre adottate le misure di protezione come la distanza fisica – non sociale come erroneamente si continua a definire – l’obbligo di mascherina e disinfettanti a disposizione”, aggiungono.

Oltre alle rappresentazioni, viene sottolineato come siano costretti a chiudere anche i corsi di teatro e danza. “Quello che maggiormente colpisce è che la cultura sia considerata ‘non necessaria’, al contrario dello shopping o di altre realtà meno indispensabili”. La Tasi chiede quindi “di rivedere questa inaccettabile decisione”.

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