
"Crisi del coronavirus: occorre ripartire dalle donne". Questo l'appello lanciato nelle scorse settimane dalla federazione delle associazioni femminili in Ticino, ha chiesto al governo cantonale di integrare maggiormente le competenze femminili nel gruppo operativo incaricato della ripartenza post emergenza sanitaria. La crisi infatti, sostengono, ha sovraccaricato ulteriormente il lavoro delle donne, che hanno dovuto barcamenarsi tra smartworking, cura dei figli (impegnati nella didattica a distanza), della famiglia e delle incombenze quotidiane e inciderà sul loro futuro lavorativo. Radio3i ne ha parlato con Marialuisa Parodi, economista e presidente di FAFTPlus: "Questa crisi sanitaria, che è diventata anche una crisi economica che deve ancora dispiegare tutti i suoi effetti, andrà a incidere soprattutto sul tipo di lavoro che le donne normalmente svolgono. Di solito infatti sono più impiegate a tempo parziale o su chiamata, in settori dove è anche difficile svolgere la professione in forma di smartworking o telelavoro. Quindi saranno le prime ad avere delle ripercussioni. E poi anche il fatto di ripartire con delle misure frammentarie, vediamo come si conti ancora molto sul lavoro gratuito delle donne, che sono ancora molto sollecitate a occuparsi di famigliari e bambini. Da questo punto di vista molte donne dovranno rinunciare alla loro attività professionale"
Quali le misure da mettere in campo per evitare questa emarginazione? "Bisogna che le donne siano presenti ai tavoli della ricostruzione. Limitare solamente all'uomo questo tipo di riflessione è di per se scorretto e non tiene conto della realtà. Inoltre, se noi avessimo un quadro effettivo di queste disparità potremmo lavorare su queste disparità: prima di lanciare una ripresa che potrebbe ampliare questa forbice bisognerebbe capire e colmare queste differenze, così che la ripresa possa essere anche più rapida se si coinvolgono le parti più vulnerabili della popolazione."
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

