
Spesso nei momenti di crisi si fa ricorso ad unità di misura più grezze come il mucchio o il sacco e ogni luogo coperto è utile a raccoglierli. Persino, o forse soprattutto, le chiese. Succede a Chiasso dove, a seguito dell’arrivo di un centinaio di richiedenti asilo afghani arrivati direttamente da Kabul, parrocchiani e comuni cittadini dalla scorsa domenica hanno risposto all’appello della Segreteria di stato della migrazione riportato da don Gianfranco Feliciani. C’è urgenza di vestiti, per bambini, donne e uomini fuggiti in tutta fretta di fronte all’avanzata talebana.

Don Feliciani: “Gente che ha bisogno di tutto”
“Abbiamo ricevuto un invito e una domanda d’aiuto da parte del centro rifugiati di Chiasso”, spiega l’arciprete Don Gianfranco Feliciani a Ticinonews, “sono arrivati molti di questi profughi afghani che in questi giorni abbiamo visto fuggire in modo drammatico, con niente. E questi bambini, uomini e donne hanno bisogno di tutto: principalmente vestiti, scarpe, borse, biancheria, tutto. Sono partiti con niente. Io l’ho detto in chiesa e la nostra gente ha risposto in maniera bellissima. Hanno chiamato anche da altri paesi e tutti hanno voluto offrire qualcosa. È un gesto che fa bene anzitutto a noi, perché risveglia quel senso umanitario di fraternità che non deve mai assopirsi: siamo tutti sulla stessa barca in questo mondo”.
Da Kabul, in attesa di assegnazione
Oltre un centinaio i sacchi ammassati e altrettanti sarebbero i profughi afghani che ora si trovano nel Centro per richiedenti l’asilo di Chiasso. Si tratta di parte degli oltre 200 evacuati da Kabul a fine agosto con dei voli speciali: principalmente personale locale impegnato in cooperazione e sviluppo e a cui è stato riconosciuto lo statuto di rifugiato. Queste persone e le loro famiglie sono in attesa di essere assegnate ai cantoni – ci spiega la Segreteria di Stato della migrazione. Ma ancora una volta Chiasso viene lambita dall’attualità internazionale. “Credo che a Chiasso sia più difficile, rispetto ad altri posti, non sentirsi toccati”, continua Don Feliciani, “abbiamo un centro di richiedenti asilo proprio a due passi e li vediamo girare. Non è come vederli in tv o sulla stampa, tocchiamo con mano la situazione e ancora una volta, la storia dimostra che quando siamo toccati sul vivo la nostra gente si fa in quattro e non è indifferente”.
A eccezione di questo gruppo di rifugiati, la Svizzera - lo ricordiamo - ha deciso di non accordare l’ammissione agevolata ai richiedenti asilo afghani, preferendo trattare le domande in procedura ordinaria e puntare sull’aiuto umanitario. Il contributo a sostegno della popolazione è stato alzato ieri a 60 milioni, mentre lunedì a Ginevra l’Onu discuterà della situazione umanitaria nel paese.
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