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Ticino
La crisi afghana bussa alle porte di Chiasso
Marco Jäggli
5 anni fa
Parrocchiani e cittadini hanno risposto all’appello della Segreteria di Stato della migrazione per aiutare un centinaio di profughi del centro di Chiasso. Si tratta di parte degli oltre 200 evacuati d’urgenza da Kabul a fine agosto

Spesso nei momenti di crisi si fa ricorso ad unità di misura più grezze come il mucchio o il sacco e ogni luogo coperto è utile a raccoglierli. Persino, o forse soprattutto, le chiese. Succede a Chiasso dove, a seguito dell’arrivo di un centinaio di richiedenti asilo afghani arrivati direttamente da Kabul, parrocchiani e comuni cittadini dalla scorsa domenica hanno risposto all’appello della Segreteria di stato della migrazione riportato da don Gianfranco Feliciani. C’è urgenza di vestiti, per bambini, donne e uomini fuggiti in tutta fretta di fronte all’avanzata talebana.

Don Feliciani: “Gente che ha bisogno di tutto”
“Abbiamo ricevuto un invito e una domanda d’aiuto da parte del centro rifugiati di Chiasso”, spiega l’arciprete Don Gianfranco Feliciani a Ticinonews, “sono arrivati molti di questi profughi afghani che in questi giorni abbiamo visto fuggire in modo drammatico, con niente. E questi bambini, uomini e donne hanno bisogno di tutto: principalmente vestiti, scarpe, borse, biancheria, tutto. Sono partiti con niente. Io l’ho detto in chiesa e la nostra gente ha risposto in maniera bellissima. Hanno chiamato anche da altri paesi e tutti hanno voluto offrire qualcosa. È un gesto che fa bene anzitutto a noi, perché risveglia quel senso umanitario di fraternità che non deve mai assopirsi: siamo tutti sulla stessa barca in questo mondo”.

Da Kabul, in attesa di assegnazione
Oltre un centinaio i sacchi ammassati e altrettanti sarebbero i profughi afghani che ora si trovano nel Centro per richiedenti l’asilo di Chiasso. Si tratta di parte degli oltre 200 evacuati da Kabul a fine agosto con dei voli speciali: principalmente personale locale impegnato in cooperazione e sviluppo e a cui è stato riconosciuto lo statuto di rifugiato. Queste persone e le loro famiglie sono in attesa di essere assegnate ai cantoni – ci spiega la Segreteria di Stato della migrazione. Ma ancora una volta Chiasso viene lambita dall’attualità internazionale. “Credo che a Chiasso sia più difficile, rispetto ad altri posti, non sentirsi toccati”, continua Don Feliciani, “abbiamo un centro di richiedenti asilo proprio a due passi e li vediamo girare. Non è come vederli in tv o sulla stampa, tocchiamo con mano la situazione e ancora una volta, la storia dimostra che quando siamo toccati sul vivo la nostra gente si fa in quattro e non è indifferente”.

A eccezione di questo gruppo di rifugiati, la Svizzera - lo ricordiamo - ha deciso di non accordare l’ammissione agevolata ai richiedenti asilo afghani, preferendo trattare le domande in procedura ordinaria e puntare sull’aiuto umanitario. Il contributo a sostegno della popolazione è stato alzato ieri a 60 milioni, mentre lunedì a Ginevra l’Onu discuterà della situazione umanitaria nel paese.

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