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L'intervista
La crisi affrontata dai supermercati. "Siamo subito andati all'attacco"
© CdT/ Chiara Zocchetti - Ticinonews
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Teleticino
4 anni fa
L’inflazione rappresenta una grande sfida per la grande distribuzione. Sia dal punto di vista del servizio, sia da quello del contenimento dei costi energetici. Come sta affrontando Migros Ticino questa situazione? Ticinonews ne ha parlato con il direttore Mattia Keller.

Crisi energetica e inflazione sono due temi centrali in questo periodo. Un rincaro generale dei costi che colpisce tutti: persone fisiche e giuridiche. In ambito energetico diverse le misure annunciate dalla grande distribuzione per risparmiare, tra queste la rinuncia all’illuminazione natalizia e l’abbassamento della temperatura negli edifici a 19°C. A questo, per chi offre dei servizi ai consumatori, si aggiunge la situazione economica con il franco forte, il quale va ad incrementare il potere d’acquisto degli svizzeri all’estero, soprattutto nella zona euro. Ma come vive questa situazione Migros Ticino? Per rispondere a questa domanda Ticinonews ha intervistato il direttore, Mattia Keller.

Siete realtà molto energivore. Per voi quanto è grave la situazione energetica? 

“Siamo andati subito all'attacco prendendo misure preventive. Abbiamo attivato il nostro comitato di crisi perché è un tema che ci concerne in tutta la sua ampiezza. La situazione è grave perché i punti vendita sono decentralizzati e vivono di elettricità per la refrigerazione e la congelazione. Il gas, invece, per noi è un tema di seconda importanza, abbiamo pochi punti vendita che fanno ricorso a questa fonte energetica.”

Ci sono altre misure che pensate di mettere in atto? 

“Ci stiamo lavorando, c'è un pacchetto di misure in preparazione, una parte data da Migros Svizzera come quadro entro il quale muoversi per ridurre i consumi, e poi tutte le misure regionali, perché ognuno ha la sua realtà.”

Può anticipare qualche misura sulla quale state lavorando? 

“Si è parlato soprattutto del dispendio di elettricità. Facciamo l'esempio dei frigoriferi: abbiamo deciso di sostituire frigoriferi a vasca di generazione più vecchia perché abbiamo constatato che questo ci porta a ridurre di un terzo i consumi.  Presso Migros quasi tutti i frigoriferi sono chiusi. È da tempo che abbiamo un occhio di riguardo verso questo tema, le vecchie vasche refrigeranti aperte portano ad avere freddo sprecato, non sono efficienti."

Fra le misure rientra anche il personale? Ipotizzate di chiedere il lavoro ridotto? 

“Assolutamente no. La vera difficoltà si porrebbe se arrivassimo ad un blackout: lì bisogna evacuare la filiale, mettere in sicurezza la merce e il personale. Quello è uno scenario che va gestito. Sul personale non ci saranno tagli, anzi, avremo bisogno delle persone per gestire queste situazioni, soprattutto se arrivano interruzioni di corrente a macchia di leopardo.”

Ci sono alcuni alimenti che sono aumentati di molto. In futuro la situazione migliorerà? 

“Al momento regna l'incertezza, anche per il futuro. Oggi non è possibile dire che non ci saranno altri aumenti. Personalmente mi preparerei ad una crisi più lunga visto il quadro generale. Siamo all'inizio della fase invernale.”

Gli alimenti e l'assortimento sono un elemento centrale che potrebbe essere contemplato nelle misure di risparmio anti-crisi energetica?

“Sì, ma non perché mancano i prodotti. Se vogliamo ridurre il dispendio di energia si può pensare di spegnere un blocco di frigoriferi compattando la merce che si ha. Al momento non mancano prodotti.”

Sull'aumento dei prezzi uno studio lamentava una mancanza di comunicazione. Cosa replica? 

“L'inchiesta di K-Tipp ha avuto un certo effetto. Comunicare tutte le variazioni di prezzo al di fuori del punto vendita è impossibile. Siamo in una fase di cambiamenti di prezzo giornalieri. Lo studio è andato a prendere i prodotti a più basso prezzo, dove un aumento di pochi centesimi percentualmente fa più effetto. Sono prodotti che teniamo a bassissimo prezzo volutamente, il margine è già molto risicato, quindi se si muove il prezzo d'acquisto si deve reagire su quello di vendita.”

Qualora dovessero continuare ad aumentare i prezzi, non teme una corsa alla spesa all'estero? 

“È un tema quotidiano del quale dobbiamo tenere conto. In Migros abbiamo un aumento tra il 2 e il 3%, l'inflazione in Svizzera al momento è attorno al 3.3%. I dati italiani attuali parlano di un +11.1% a Como. Questo è un aspetto positivo per noi perché il nostro rincaro è inferiore a quello italiano."

Con il franco forte teme la concorrenza con l'Italia? 

“Una moneta forte fa da scudo contro l'inflazione. Non è l'unico argomento che fa sì che in Svizzera l'inflazione sia bassa, però contribuisce. Quando dobbiamo comprare qualcosa dall'estero il nostro franco forte è positivo, ma può creare anche dei problemi. Siamo confrontati con questa situazione da sempre. Siamo partiti da 1.65 fr/euro e oggi siamo sotto l'uno. Da questo momento è cambiata molto la situazione. È la tempesta perfetta tra la crisi, la guerra in Ucraina, la benzina deprezzata in Italia e il franco forte che spinge lo svizzero ad uscire verso l'estero. Ad oggi qualcosa è rimasto indietro in Ticino, è poco rispetto al 2019, anno di riferimento, dunque c'è comunque qualche cambiamento di opinione. Al momento quello che ci fa più male è il costo del carburante e il franco forte.”

A proposito di spesa in Italia: la questione degli orari è sempre delicata da noi. Lei cosa ne pensa? È anche colpa degli orari, oppure i motivi del turismo oltrefrontiera sono altri? 

“La praticità d'acquisto è un elemento importante per la scelta del cliente. Arrivare facilmente al punto vendita, acquistare in tranquillità, ecc... L'orario fa parte di questa praticità d'acquisto. Per noi ticinesi che viviamo del commercio al dettaglio è uno svantaggio concorrenziale enorme.”