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Elezioni federali
La corsa per il Consiglio degli Stati è sempre più affollata, quali scenari ci attendono?
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
3 anni fa
La conferma della disponibilità di Fabio Regazzi per la corsa al Consiglio degli Stati fornisce nuovi elementi alle riflessioni dei partiti in vista dell'appuntamento elettorale d'autunno.

La sua candidatura dovrà essere approvata in via ufficiale dal comitato cantonale del Centro che si riunirà giovedì sera, ma oggi, in una lunga intervista al Corriere del Ticino, Fabio Regazzi ha confermato la sua disponibilità a candidarsi al Consiglio degli Stati, con il benestare dei vertici del suo partito, i quali hanno voluto puntare proprio su di lui. Di per sé la sua disponibilità era cosa nota, ma quest’ufficializzazione porta nuovi elementi nelle riflessioni pre-elettorali. Sono in molti, infatti, i profili che ambiscono ai due seggi del Consiglio degli Stati. Vacante è quello lasciato da Marina Carobbio, mentre Marco Chiesa (Udc) si batterà per difendere il suo. Come Regazzi, presenteranno una doppia candidatura per entrambe le Camere anche i consiglieri nazionali Alex Farinelli (Plr), Bruno Storni (Ps) e Greta Gysin (Verdi).

Da che parte "pendono" i candidati

Non è mistero che quello di Fabio Regazzi, imprenditore e presidente dell’Usam, sia un profilo che all’interno del Centro pende verso destra, soprattutto per le questioni legate all’economia, al mercato del lavoro, alla mobilità e all’ambiente. Storicamente, i ticinesi hanno sempre eletto agli Stati un candidato pendente un po' più a destra e uno leggermente più a sinistra. È quindi verosimile concludere che, da una parte, un seggio sarà conteso principalmente fra Alex Farinelli (dato per favorito), Bruno Storni e Greta Gysin. Dall'altra, invece, se la potrebbero giocare Marco Chiesa e proprio Fabio Regazzi.

Riflessioni in casa Lega-Udc

Nell'area Lega-Udc, tuttavia, la strategia in vista delle federali non dovrebbe cambiare, almeno stando a quanto ci ha ribadito al telefono il presidente dell’Udc Ticino Piero Marchesi. L'accordo fra Lega e Udc prevede ancora di presentare un solo candidato d’area per la corsa agli Stati, nonostante negli ultimi tempi la Lega abbia chiesto di rivedere la strategia. A questo proposito, voci di palazzo ci dicono che il discorso sarà comunque affrontato di nuovo in un prossimo incontro tra i due partiti, anche alla luce della candidatura di Regazzi, che è probabile peschi dallo stesso bacino di elettori di Chiesa. Presentare un candidato dell'Udc e uno della Lega permetterebbe forse di disperdere meno voti verso il Centro. "Ci sono comunque dei temi che dividono Regazzi e Chiesa", ha però voluto notare Marchesi, che ha ricordato le questioni della neutralità, dell’esportazione delle armi e della libera circolazione.

Dadò: "Al Ticino servono due consiglieri agli Stati che lavorino assieme"

Il presidente del Centro ticinese Fiorenzo Dadò, ai nostri microfoni, ha tuttavia negato che con la candidatura di Fabio Regazzi il partito punti a insidiare il seggio occupato da Marco Chiesa. Significa che il Centro auspica la presenza del presidente dell'Udc svizzera agli Stati, accanto a Fabio Regazzi? "Questo sarà deciso dai ticinesi in ottobre", taglia corto Dadò. "È però ora che il Ticino abbia una deputazione agli Stati che sappia lavorare assieme" (parole che fanno pensare alla contrapposizione in questa legislatura fra Chiesa e Carobbio, agli opposti dello spettro politico). Dadò riconosce comunque una certa somiglianza nei profili di Regazzi e Chiesa "su alcune tematiche, che peraltro condivido. Se questa è a favore del nostro cantone, ben venga".

Per il Centro cambiano le carte anche per il Nazionale

Se a Regazzi riuscirà la corsa al Consiglio degli Stati, il partito dovrà trovare due nuovi consiglieri nazionali (Marco Romano infatti non si ricandida). Una sfida non di poco conto. Fiorenzo Dadò non si sbilancia troppo: "Non presiedo io la Commissione cerca, ma sarà una lista che darà battaglia". Chiediamo a Dadò se figurerà fra i candidati al Consiglio nazionale. Anche qui, però, ancora non vuole sbilanciarsi. "È possibile", conclude. "È possibile di sì, come è possibile di no".