
Solo un rifugiato su dieci riesce a distanza di 7 anni dal suo arrivo in Svizzera a staccarsi dall’aiuto sociale e rendersi autosufficiente. Un dato che non lascia indifferente la direzione della Clinica Luganese, che ha quindi deciso di lanciare un progetto a favore della formazione e l'integrazione professionale dei rifugiati e delle persone ammesse provvisoriamente.
Il progetto della Clinica Luganese nasce sullo slancio dell’appello lanciato a fine 2015 da papa Francesco, che invitava le comunità religiose ad impegnarsi concretamente a dare speranza ai migranti. Un accenno a questa volontà era sgià tato dato in primavera, in occasione della presentazione dei risultati dell’esercizio 2015.
"Chi di voi ha avuto la fortuna di seguire nella magnifica cornice di Piazza Grande il film “I, Daniel Blake” non farà fatica a fare l’equazione “lavoro = dignità e integrazione”. Senza un lavoro è impossibile integrarsi nella società e senza un lavoro, e quindi una fonte di reddito, è difficile mantenere quella dignità umana che ci permette spesso e volentieri di superare le difficoltà quotidiane" scrive la direzione della clinica in un comunicato.
"I lavori preparatori per l’avvio di questo importante cantiere stanno volgendo al termine e da settembre di quest’anno la Clinica prevede di assumere i primi candidati che seguiranno un percorso di formazione e di integrazione" si legge ancora nel comunicato.
Per garantire una migliore riuscita del percorso formativo e per favorire la creazione di una rete sociale che possa aiutare i rifugiati ad integrarsi, la Clinica Luganese ha voluto mettere l’accento anche sulla formazione linguistica. "Abbiamo pensato di garantirla con l’aiuto di volontari che dovrebbero fungere anche da punti di contatto tra rifugiati e società" spiega la direzione. "Si tratta di una sfida non indifferente, perché la formazione linguistica richiederà un importante investimento di tempo."
La Clinica Luganese è quindi alla ricerca di volontari che vogliano condividere questa esperienza e questo impegno.
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