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La «Choking challenge» arriva in Svizzera, l'ultima follia tra i giovani sui social
Red.
4 ore fa
Giovanissimi che arrivano a strozzarsi per superare una sfida online. La tendenza preoccupa e ha già portato a dei feriti nei cantoni Svitto e Berna. L'esperta: «Chi osserva qualcosa deve fare la sua parte»

Bambini o adolescenti che si stringono il collo fino a rischiare il soffocamento: è la cosiddetta Choking Challenge, conosciuta anche come Blackout Challenge. Una sfida nata e diffusa sui social media, che ha raggiunto anche la Svizzera e può provocare conseguenze gravissime. A lanciare l’allarme è stata la Polizia cantonale di Svitto, dopo diversi episodi sui quali sono in corso accertamenti penali.  Il rischio è quello di riportare lesioni gravi, danni permanenti o, nei casi più estremi, di perdere la vita. Anche nel Canton Berna sono stati segnalati episodi legati a questo tipo di sfida: due adolescenti sono rimasti feriti, uno in modo lieve e l’altro in modo grave. In Ticino, invece, la Polizia cantonale ci ha detto che al momento non risultano casi riconducibili a questo fenomeno online.

L'adolescenza e le pressioni del gruppo

Per comprendere meglio il fenomeno è stata interpellata ASPI, la Fondazione della Svizzera italiana per l’Aiuto, il Sostegno e la Protezione dell’Infanzia. La pedagogista e co-responsabile del programma «e-www@i!», Lara Zgraggen, spiega che dall’osservatorio dell’organizzazione non emergono, al momento, segnali di particolare preoccupazione: «Non sono emerse narrazioni di questo tipo. Anzi, nelle attività che proponiamo nelle classi incontriamo sia bambini sia adolescenti molto consapevoli dei rischi legati a comportamenti di questo tipo». Una situazione che non va però sottovalutata, perché, aggiunge, «online tutto va molto in fretta» e sarà quindi importante monitorare ciò che accadrà nei prossimi mesi. Abbiamo quindi affrontato i diversi fattori che possono favorire la diffusione di queste sfide. Durante l’adolescenza, il processo di crescita porta spesso a confrontarsi con i propri limiti e a ricercare emozioni intense. A questo si aggiungono la pressione dei coetanei e il desiderio di sentirsi parte del gruppo. Secondo Zgraggen, «da una parte c’è la propensione dell’adolescente a superare i confini, che fa parte del normale processo di crescita. Allo stesso tempo, la pressione dei pari e il gruppo hanno un ruolo fondamentale nell’assunzione di determinati comportamenti».

«Aiutarli a dire di no»

La Polizia cantonale di Svitto rivolge ai più giovani un appello chiaro: non lasciarsi coinvolgere in prove di coraggio pericolose, dire di no e intervenire quando altre persone si trovano in una situazione di rischio. Anche ASPI invita a fermarsi e a riflettere, nonostante la rapidità con cui i contenuti circolano su Internet. Zgraggen riassume questo atteggiamento con una sequenza semplice: «Mi fermo, rifletto, mi ascolto, sento quelle che sono le mie emozioni, cerco di riconoscere quello che mi sta dicendo la pancia e quelli che sono i limiti e provo anche a dire di no a determinate pressioni». Un percorso che, riconosce, «è difficilissimo» e si impara con il tempo, ma che deve partire dalla possibilità, per ogni ragazzo, di «autorizzarsi a dire di no». La responsabilità non riguarda soltanto chi partecipa direttamente alla sfida. «Per noi è importante dare un messaggio anche a quelli che sono gli spettatori», sottolinea Zgraggen, perché «c’è sempre qualcuno che assiste, online e anche fuori dall’online». Chi vede una situazione rischiosa può fare la differenza: «Posso aiutare chi magari non riesce a dire di no, posso segnalare un contenuto, posso evitare di diffonderlo. Posso assumermi delle responsabilità e proteggere chi, in quel momento, non è in grado di farlo». 

«Non giudicate»

Per genitori, insegnanti e altre persone di riferimento, il messaggio principale è mantenere un dialogo aperto e non giudicante con i giovani. È importante che bambini e adolescenti non affrontino da soli situazioni difficili e sappiano di poter parlare con un adulto di fiducia. Il dialogo deve essere aperto e non giudicante. «Il messaggio che deve arrivare sempre è quello di non restare mai da soli, di trovare il coraggio di parlarne con qualcuno», spiega Zgraggen. «Magari in adolescenza con i genitori è più difficile, ma bisogna trovare un adulto di fiducia con cui confrontarsi, perché a tutte le situazioni c’è sempre una soluzione». E, aggiunge, «è sicuramente importante non farli sentire colpevoli, perché davvero a tutti può succedere di trovarsi confrontati con situazioni faticose».