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"La cassa malati non mi paga l'intervento. Ma un trapianto sì"
"La cassa malati non mi paga l'intervento. Ma un trapianto sì"
"La cassa malati non mi paga l'intervento. Ma un trapianto sì"
Redazione
8 anni fa
Un giovane rischia la cecità, ma la cassa malati si rifiuta di pagare l'intervento: "Assicurati da una vita, e ora fanno storie per 3mila franchi?"

Un’operazione alla cornea per scongiurare la cecità viene considerata alla stregua di un intervento di chirurgia estetica. E la cassa malati non paga. Certo, non figura nell’elenco delle prestazioni di base riconosciute e l’assicurazione non fa che rispettare la legge. Sebbene la malattia sia degenerativa e col tempo il paziente dovrà subire un trapianto di cornea che, invece, questo sì verrebbe regolarmente rimborsato.

Protagonista dell’assurda vicenda, raccontata nell'edizione odierna del Caffè, J.M. di Rivera, 20 anni soltanto. "Lo scorso giugno ho subito un intervento all’occhio sinistro, tecnicamente ‘cross linking corneale’ - racconta -. Un’operazione, nel mio caso risolutiva, per trattare una malattia oculare caratterizzata da un indebolimento della cornea. A luglio la mia cassa malati mi ha detto che non avrebbe rimborsato i 3mila franchi dell’intervento".Ma come, si chiede il giovane, "la mia famiglia, sei persone in tutto, da una vita è assicurata da questa stessa cassa malati che ora fa tante storie per 3mila franchi?! Per noi sono molti soldi, mio padre è operaio e mia madre casalinga. Io ho appena finito l’apprendistato e sto cercando lavoro".C’è pure un altro fatto che stupisce. La cura per la malattia di J.M. - gocce e visite regolari dall’oculista - è sempre stata pagata dalla cassa malati e sicuramente non si tratta di pochi spicci sull’arco di un anno. Cura che continua tuttora per l’altro occhio, il destro, affetto dalla stessa patologia. Nemmeno l’interessamento di Unia, alla quale il padre del ragazzo è affiliato e ha chiesto aiuto, ha sortito granché. "Lo scorso dicembre abbiamo scritto una lettera alla cassa malati per chiedere di rivedere il caso - spiega Igor Cima, segretario della sezione Sopraceneri del sindacato -, chessò, di fare un’eccezione vista la giovane età del ragazzo e sottolineando il fatto che l’intervento ha evitato il trapianto, molto più costoso. Non hanno neanche risposto".

"Se si inizia a fare un’eccezione poi diventa la regola", osserva Christophe Kaempf di Santésuisse, organo mantello di un gruppo di casse malati. Beh, non occorre che lo sappia il mondo. Basterebbe che la cassa si accordasse con il paziente.

Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Caffè

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