
È andata com’è andata. Dopo l’attesa, cominciata la scorsa domenica, siamo finalmente stati spettatori della Carovana della libertà bis. Una “carovanina” se si considera che 22 anni fa le persone erano un buon migliaio, mentre oggi, invece, il numero di leghisti era più vicino al centinaio. Tutto è andato come doveva andare, comunque. I leghisti hanno rispettato il codice della strada sotto l’occhio attento della polizia, che nel frattempo controllava le velocità con i radar disseminati lungo il percorso. La pausa ad Airolo è stata l’occasione per rilasciare interviste soddisfatte. Soddisfazione non per la carovana in sé - anche perchè chi era presente quel 26 luglio del 1991 vedrà ben poche analogie con la carovana di oggi - bensì per il tam-tam mediatico che ha preceduto il viaggio leghista. Pare che la carovana non fosse altro che un pretesto per far parlare di sé e se n’è parlato. Poi, ritornando verso sud, è partita la scintilla. Non si sa se il gesto fosse premeditato o meno, ma, scendendo dalla Leventina si è rivisto un po’ di Nano nella carovana bis. Le auto hanno cominciato a rallentare, formando un tappo sulle due corsie e, per qualche istante, è riapparsa la faccia di Giuliano Bignasca e la sua celebre pernacchia. La Polizia cantonale parla di "andatura più lenta rispetto al tragitto in direzione opposta ed al disotto dei limiti consentiti dalla legge, causando in alcuni punti rallentamenti al traffico per alcuni chilometri".Perché, in fondo, la protesta di oggi ha tutta l’aria di essere stata un omaggio a Bignasca. Una commemorazione nello stile in cui l’avventura leghista era cominciata. AR
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