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«La caduta di Vonn? Sicuramente era qualcosa di prevedibile»
Red. Online
10 ore fa
Matteo Izzo, chirurgo ortopedico specializzato in chirurgia del ginocchio, analizza l’infortunio occorso alla sciatrice statunitense «Dieci giorni sono forse un periodo di tempo troppo azzardato per riprendersi dalla rottura di un legamento crociato».

La brutta caduta della sciatrice Lindsey Vonn durante la discesa libera di domenica alle Olimpiadi di Milano Cortina, ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione di media e appassionati. Le immagini del volo della statunitense, seguite dalle sue grida di dolore, hanno fatto il giro del mondo. Molti i messaggi di vicinanza e solidarietà espressi via social, ma non sono mancate neppure le polemiche. La scelta della 41enne di gareggiare nonostante fosse reduce da un grave infortunio al ginocchio, patito appena una decina di giorni prima, aveva infatti sollevato più di un dubbio. L’incidente è stato quindi un epilogo scontato? «È davvero molto difficile dare un'opinione netta», spiega Matteo Izzo, chirurgo ortopedico specializzato in chirurgia del ginocchio, ospite a Ticinonews. «Sicuramente era qualcosa di prevedibile, che sfortunatamente è successo».

«Vi sono mille sfaccettature»

Il dibattito tra chi sostiene che, in quanto sportiva, Vonn abbia preso la decisione giusta scegliendo di gareggiare, e chi ritiene invece che avrebbe dovuto rinunciare alla gara, è tuttora aperto. «Vi sono mille sfaccettature e non soltanto da un punto di vista medico, ma soprattutto personale e atletico», prosegue Izzo. «La Vonn era un simbolo. Nel corso della sua carriera ha vissuto molti infortuni e si è sempre rialzata. Questa poteva essere la sua ultima grande chance per dare, diciamo, un tocco dorato alla sua bella carriera».

«Non sottovalutiamo le pressioni a cui sono sottoposti gli atleti»

Non bisogna neppure dimenticare che in queste situazioni entra in gioco anche il discorso dell'agonismo…«Certo. Gli atleti di un certo livello sono su un altro pianeta, bisogna trattarli quasi come dei 'supereroi'. Per loro è tutto un discorso di obiettivi da raggiungere». Inoltre, «hanno alle spalle una preparatissima equipe e una motivazione molto forte. Ma non dobbiamo neppure sottovalutare le pressioni che ricevono dagli sponsor, dalla squadra e dalla competizione in generale». In ogni caso, dieci giorni non sono sufficienti per riprendersi dalla rottura di un legamento crociato. «Assolutamente no. Il legamento crociato anteriore è uno dei più importanti del ginocchio, poiché ne determina la stabilità. La ripresa è molto lenta e determinata anche da un percorso di riabilitazione decisamente intensivo. Dieci giorni sono forse un periodo di tempo troppo azzardato, anche per un atleta di questo livello. Anche se, come detto, capisco la volontà della Vonn di voler tentare», conclude Izzo.

Vonn: «I miei infortuni passati non centrano con la caduta»

Tornata a parlare del suo incidente, Vonn ha scritto ieri in un lungo post su Instagram che il suo legamento crociato anteriore e gli infortuni passati «non hanno avuto nulla a che fare con la caduta. Ero semplicemente troppo stretta di 5 pollici sulla mia linea, quando il mio braccio destro è rimasto incastrato nella porta, facendomi girare e provocando il volo». «Sfortunatamente - ha aggiunto la statunitense - ho subìto una frattura complessa della tibia, che attualmente è stabile, ma richiederà diversi interventi chirurgici per essere riparata correttamente».