
Trovare un equilibrio tra la caccia tradizionale e le esigenze di contenimento che mettono sempre più sotto pressione. Questo è il nodo emerso durante l'Assemblea della Federazione Cacciatori Ticinesi tenutasi questa mattina. Sul tavolo c'è anche una nuova collaborazione con il Dipartimento del territorio per quanto concerne la regolazione del lupo.
Una realtà in evoluzione
«Da un lato c'è la selvaggina che sta mutando in funzione dei cambiamenti climatici, urbanistici e strutturali del nostro territorio. Dall'altro lato c'è la caccia che sta mutando perché stanno aumentando le necessità di intervento su determinate specie e le pressioni che ha il mondo venatorio per un'azione più decisa». È un quadro in evoluzione quello descritto dal presidente della Federazione Cacciatori Ticinesi, Davide Corti. I cacciatori del nostro cantone sono infatti sempre più confrontati a interventi in supporto a forestali, agricoltori e pianificazione territoriale, ma devono anche fare i conti con malattie ed epizoozie, come la peste suina.
Alla ricerca di equilibrio
Un contesto che impone un nuovo equilibrio tra una caccia etica e tradizionale e nuove esigenze, come spiega il direttore del Dipartimento del territorio, Claudio Zali. «La necessità di equilibrio è dettata dalle contingenze. Il clima cambia, la visione della società nei confronti della caccia cambia. Determinate specie animali - come il cervo e il cinghiale - premono perché aumentano molto gli effettivi, sono fuori controllo e rischiano di arrecare gravi danni anche all'attività agricola. Quindi i cacciatori si devono un po' adeguare, ma lo fanno tutto sommato di buon grado». Zali evidenzia anche l'ottimo rapporto tra il suo Dipartimento e la Federazione: «Questi obiettivi e queste necessità sono condivise».
Il lupo e gli ordini di abbattimento
E tra le varie specie, ad essere sempre d'attualità è il lupo. L'anno scorso sono stati portati a termine solo cinque dei venti ordini di abbattimento previsti. Per intervenire, il Dipartimento del territorio conta sui buoni rapporti con i cacciatori, oltre che su un aggiornamento della legislazione. «Gli effettivi dell'Ufficio Caccia e Pesca sono troppo ridotti per potere inseguire il predatore nei quattro angoli di un territorio impervio come il Ticino ed eseguire magari quattro o cinque ordini di abbattimento che sono emanati simultaneamente», prosegue Zali. «Quindi si sta già lavorando sulla formazione di cacciatori che si presteranno a coadiuvare l'Ufficio nell'esecuzione di questi ordini». E questo pensando anche a una futura evoluzione del diritto «che renderà ancora meno restrittiva la protezione e quindi più facile l'emanazione di ordini di abbattimento».

