
Cresce la preoccupazione tra le aziende ticinesi per l’aumento dei costi dell’energia. Alla Sandro Vanini SA di Rivera l’aumento è stato di almeno il 30%. “Nel dopo pandemia sono molteplici i fattori che ci stanno mettendo in difficoltà”, racconta la direttrice Beatrice Fasana ai microfoni di Ticinonews. Anche altre industrie si trovano confrontate con lo stesso problema. Con Stefano Modenini, direttore di AITI, cerchiamo di capire come sta reagendo il settore e quali sono le preoccupazioni maggiori.
La Vanini rinuncia al gas
L’azienda di Rivera si alimenta da una parte ad elettricità e dall’altra a gas. E in un periodo in cui i costi stanno esplodendo si trovano nuove soluzioni. “Il contratto pluriennale per l'elettricità che avevamo si è concluso l'anno scorso e abbiamo potuto chiudere con un nuovo contratto sui 4 anni, con un aumento del 30% della tariffa che già sembrava uno sproposito”, spiega Fasana. “Se adesso guardo solo la parte energetica sul mercato libero siamo arrivati addirittura a dieci volte”. L’azienda ha invece deciso di non rinnovare il contrattato per il gas, il cui prezzo è quasi triplicato rispetto allo scorso anno. “Continua ad aumentare, questo aumento spropositato non possiamo sostenerlo”, dice Fasana. Una scelta, quella di rinunciare al gas, resa possibile dal fatto che l’azienda detiene una caldaia che può andare sia a gas che a nafta. “Abbiamo deciso che, nonostante il prezzo del gasolio sia aumentato (non come quello del gas), andremo avanti usando gasolio per alimentare la nostra caldaia”, aggiunge la direttrice. “Oltre ad avere degli aumenti di costo dobbiamo anche prepararci nel caso in cui ci sia una diminuzione dell'erogazione di queste due risorse fondamentali”.
Possibili blackout e prospettive
L’impresa si sta preparando anche a far fronte possibili blackout: “Stiamo pensando a dei generatori a gasolio per poter almeno alimentare le nostre celle di congelazione e di refrigerazione. Abbiamo un grosso valore di prodotti che devono essere tenuti a temperatura refrigerata o congelata”. Se i costi aumentano, è difficile riversarli sul prodotto finale. Il rischio è di ridurre i volumi. Ma quanto si può andare avanti così? “Non molto”, ammette Fasana. “I programmi di risparmio impatteranno molto sull’azienda. E dopo aver tagliato tutti i costi possibili e immaginabili l'altro costo impattante è quello del personale. Bisogna vedere. Noi non abbiamo ancora fatto nessun tipo di riflessione in questo ambito, abbiamo ancora sufficiente volume di produzione e di ordini per andare avanti”.
Metà delle aziende in Ticino deve rinnovare i contratti l'anno prossimo
La Sandro Vanini non è l'unica azienda confrontata con questo tipo di problema. Anzi. L'esplosione dei prezzi concerne praticamente tutte le industrie. "C'è chi è messo meglio per quanto riguarda la fornitura di elettricità se ha già rinnovato i contratti nel 2021 o quest'anno a condizioni che oggi non sono più possibili”, spiega Stefano Modenini, direttore delle Associazione Industrie Ticinesi (Aiti), intervenuto in diretta nel Tg di Ticinonews. “Il timore è che la maggior parte delle imprese, almeno un 50% delle aziende in Ticino, l'anno prossimo dovrà rinnovare i contratti e quindi si troverà in una situazione molto difficile”.
Da 800mila franchi all'anno a 6 milioni
Già oggi lo scenario è preoccupante. Ci sono prezzi che sono aumentati di 5-10 volte, sottolinea ancora Modenini. “Abbiamo dei casi di aziende, anche di medie dimensioni, che prima spendevano 800 mila franchi di energia all'anno e ora ne spendono 6-7 milioni”. E i rischi si fanno tangibili. “Un'azienda che in poco tempo deve decuplicare la spesa per l'energia rischia grosso perché non ha margini infiniti e non può ribaltare, se non parzialmente, questi maggiori costi sul prodotto e sul cliente”
Una campagna sul risparmio energetico
Tra le ipotesi della Confederazione c'è il razionamento delle forniture di elettricità. Modenini spiega che Aiti è in contatto con le autorità federali e si stanno discutendo i vari scenari. Stando a Modenini a fine agosto dovrebbe partire una campagna sul risparmio energetico. “Sarà indirizzata soprattutto ai cittadini, però anche le aziende hanno bisogno di sapere per tempo come comportarsi. Effettuare dei razionamenti di energia in un impianto di produzione non è come farlo a casa propria: bisogna farlo con determinate procedure e in anticipo”.
Gli atti concreti dei cittadini
Per Modenini il ruolo dei cittadini è fondamentale per scongiurare eventuali blackout in futuro. “Il maggiore consumo deriva da lì, non certo da chi fa attività economica”, sottolinea il direttore di AITI. “Sono i cittadini i principali attori affinché questa situazione di possibili blocchi di fornitura di energia non avvenga. Già solo responsabilizzarsi e cominciare a diminuire la temperatura in casa di uno o due gradi porterebbe già a dei risparmi di almeno il 10% sui costi energetici”. Modenini auspica inoltre che la Confederazione agisca “un po' più velocemente rispetto a quello che abbiamo assistito fino adesso” e “si dia da fare per sensibilizzare tutta la popolazione”.

