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La "bolla integralista" cresce nelle carceri
La "bolla integralista" cresce nelle carceri
La "bolla integralista" cresce nelle carceri
Redazione
8 anni fa
Gli analisti avvertono: l’ambiente svizzero sta mutando. "Esiste un pericolo di un reclutamento nelle prigioni"

C’è un doppio fronte che preoccupa le polizie europee. Il primo è rappresentato dal rischio dei veterani dello Stato Islamico, coloro che potrebbero rientrare in patria in seguito alla perdita delle basi in Siria e in Iraq. Il secondo è l’attività di proselitismo svolto da movimenti o associazioni non legate al Califfato, ma vicine a ideologie comunque islamiste. E, negli ultimi mesi, questo tipo di azione ha trovato spinte anche da personaggi religiosi vicini alla Turchia di Erdogan. La recente stretta decisa dal governo austriaco con la chiusura di sette moschee e l’espulsione di alcuni imam ha rappresentato uno squillo di tromba (vedia rticoli suggeriti). Per alcuni un allarme vero sui rischi di infiltrazione e propaganda in aree meno esposte.

Come spiega il Caffè, anche la Svizzera, sia pure in forma minore, ha "offerto" la sua quota di volontari dell’Isis.. Secondo le autorità sono circa un centinaio, attorno a loro un reticolo di amici e parenti che potrebbe allargare la "bolla integralista" ad un migliaio di persone. Un paio - secondo un recente rapporto dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) - hanno avuto contatti anche con l’Italia che da sempre è punto di passaggio ed ha "prodotto" circa 130 elementi. Sono però, va detto, numeri ben lontani dalle realtà francese e belga.

Gli analisti che seguono gli sviluppi nella Confederazione, ripetendo segnalazioni emerse nel resto del continente, avvertono che l’ambiente svizzero sta mutando. Esiste un pericolo di un reclutamento nelle prigioni. Bastano un paio di estremisti: l’esperienza insegna che possono portare dalla loro parte piccoli criminali comuni. Li convinceranno a "pentirsi" delle loro colpe - in certi casi non gli chiederanno neppure questo - e poi proveranno a usare la loro esperienza nel crimine per aiutare la causa jihadista. Tecnica che purtroppo funziona.

Lo scenario elvetico, così come italiano o spagnolo, potrebbe materializzarsi nella saldatura tra chi non è partito per il Medio Oriente e chi, invece, è tornato a casa. Sempre gli specialisti sottolineano che dalla Confederazione non ci sono state più partenze massicce, anzi il livello si è ridotto quasi allo zero. E se questo è un aspetto positivo, dall’altro potrebbe rappresentare un problema: la testa calda non ha un luogo dove andare a combattere, quindi ripiega sul "teatro vicino", ossia la sua città. Magari dopo aver incontrato un mujahed che è rientrato con il suo bagaglio di esperienza e odio. Oppure aprendo un contatto virtuale attraverso il web, con un ispiratore remoto.

Tutti i dettagli nell'edizione odierna del Caffè

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