
Avevano assaltato la posta di Lodrino con uno scavatore meccanico. Avevano rubato scooter, motoseghe, stecche di sigarette, materiale elettronico e generi alimentari per un totale di 215mila franchi di refurtiva e 100mila franchi di danni. In totale la banda, composta da cinque giovani, ha commesso una sessantina di furti con scasso e una ventina di danneggiamenti a veicoli a motore. Le scorribande dei cinque giovani della Riviera sono terminate nel maggio di quest’anno quando la Gendarmeria territoriale di Bellinzona - tramite l’inchiesta Pre-Lo - li ha acciuffati. Oggi dalle colonne della Regione Ticino parla uno di questi giovani, un 21enne, pentito per quanto accaduto. “Del gruppo io penso che sarò quello che dovrà pagare di più perché sono il più grande, gli altri chiedevano sempre a me di ‘andare avanti’”. E ancora: “Sono tutte azioni che potevamo evitare, non è che stavamo male economicamente, adesso invece ne risentiremo per sempre”. “Rubavamo cose che ci servivano” Sulle cause che ha spinto i giovani a rubare ripetutamente, il 21enne spiega: “Noi rubavamo soprattutto cose che ci servivano, come attrezzi, motoseghe, perché siamo tutti tipi che ‘strusano’. Niente che non potevamo permetterci finanziariamente, ma oramai una cosa tira l’altra: ti dici che se hai preso una motosega puoi prendere anche un motorino, e nessuno mai ti beccherà. E così si continua”. Ma a maggio l’inchiesta Pre-Lo ferma le scorribande notturne dei cinque giovani, che saranno a processo nei primi mesi del 2010 davanti alla Corte delle Assise correzionali. “Nessuno di noi vuole perdere di nuovo il lavoro, e ovviamente prima o poi racconterò anche all’attuale datore cosa ho combinato”. “La maggior parte di queste cose – aggiunge il giovane - le ho fatte perché ero senza lavoro, e quando non lavori hai un sacco di tempo e non sai cosa fare, e sei vuoi prendere qualcosa non puoi, quindi è un po’ un’istigazione. È cominciato tutto quando mi hanno ritirato le patenti...”. 'Alcuni giovani mi dicono: 'Siete stati dei grandi''"Ai miei coetanei dico: pensateci prima", dichiara il giovane. "È meglio aspettare di guadagnare un po’ di soldi per comprarsi ciò che desideri piuttosto che rubare e rischiare, una volta scoperto, di non più trovare lavoro. Abbiamo compiuto tanti furti. Ma alcuni ragazzi che conoscono la nostra storia non capiscono che avremo un problema per il resto della vita, anzi pensano di fare le stesse cose ma ‘meglio’, senza farsi beccare. Mi dicono ‘siete stati dei grandi’. Allora io cerco di spiegare loro che c’è poco da essere fieri, e che i costi dei danni si ripercuotono sulla collettività. Li dobbiamo pagare tutti".
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