
“Cercavo una donna per lavare e fare il bucato. In Macedonia le donne non valgono niente, comanda l’uomo. Così è scritto anche nella Bibbia”. Sono le parole dell’imputato 57enne di origini macedoni, a processo da oggi a Lugano, davanti alle Assise criminali di Locarno. L’uomo è accusato di assassinio, subordinatamente omicidio intenzionale, per aver ucciso la moglie sulla rampa d’accesso della Migros di Ascona il 24 giugno 2017. Alla base dell’uxoricidio ci sarebbe l'incapacità di accettare la separazione in corso con la moglie.
Il quadro che emerge dal dibattimento, ricostruito grazie anche alle parole della figlia maggiore, è quello di un clima famigliare fatto di litigi continui, violenze, minacce, interventi di polizia, ma soprattutto di gelosie ossessive nei confronti della donna. Tanto che il 7 aprile 2017 la Pretura di Locarno decide di allontanare l’uomo dalla donna con una misura supercautelare.
Le gelosie non si placano: malgrado le restrizioni, l’uomo continua ad avvicinarsi alla donna con appostamenti, inseguimenti e incontri a sorpresa. La situazione, come detto, degenera: il 24 giugno l’uomo avrebbe teso un vero e proprio agguato alla donna sulla rampa della Migros di Ascona: dopo averla avvicinata, sfodera una pistola e la uccide, con una decina di colpi. L’ultimo lo avrebbe poi riservato a sé stesso nel tentativo, fallito, di uccidersi.
“La amavo troppo” dice in lacrime l’imputato “per questo la seguivo. Non potevo vivere senza di lei, non potevo essere abbandonato. Per questo ho cercato di uccidermi”.
L’uomo è anche accusato di una serie di reati complementari: contravvenzione alla Legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e i superstiti, incitazione all’entrata, alla partenza o al soggiorno illegali, infrazione alla Legge federale sulle armi e ripetuto danneggiamento. La Corte è presieduta dal giudice Mauro Ermani.
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