
"Di questo passo nel giro di cinque anni in Ticino non esisteranno più ghiacciai". Il monito è lanciato dal glaciologo Giovanni Kappenberger, che a Ticinonews ha spiegato come "le ondate di calore abbiano effetti nefasti, quasi drammatici sui ghiacciai". L'esempio portato dall'esperto è quello del Basodino, il più importante ghiacciaio del Cantone: "due giorni fa sono salito sul ghiacciaio e posso dirvi che praticamente non c'è più neve invernale, per questo appare abbastanza scuro. Inoltre con queste temperature - martedì mattina c'erano dieci gradi -si registra anche la fusione notturna del ghiaccio perché i ruscelli sono in azione anche di notte". Con il caldo ad emergere dal ghiaccio sono anche "le isole di roccia che accumulando il calore accelerano lo scioglimento della coltre". Per quanto riguarda il più grande ghiacciaio ticinese "il bilancio è già negativo. Siamo quasi al livello dello scorso anno per quanto riguarda la perdita di superficie, quando la distesa di ghiaccio si è ritirata di 5 metri in una sola estate. Per ora la stagione estiva del 2023 non è ancora così drammatica, ma potrebbe diventarlo".
"Ho paura che il punto di non ritorno sia già stato superato"
Martedì mattina, quando Kappenberger è salito sul Basodino, il tempo era bello e l'esperto era a conoscenza dei temporali previsti a partire dalla seconda metà della giornata. "Devo dirvi che ho beccato una grandinata con chicchi grandi come palline da golf. Mi ritengo un po' un esperto di meteorologia di montagna, ma non ho mai visto un fenomeno simile". Solitamente in montagna "i chicchi sono più piccoli rispetto a quelli che cadono in pianura. Anche questi sono cambiamenti, rappresentano nuove situazioni e ne vivremo altre", ha affermato. Questa dunque la situazione ad oggi. Del doman non v'è certezza, anche se un’inversione di tendenza per Kappenberger appare poco probabile. "Ho paura che il punto di non ritorno sia già stato superato, penso che dobbiamo adattarci alla realtà, anche se dovremmo fare di tutto per combattere questi cambiamenti. In Svizzera abbiamo un riscaldamento climatico maggiore rispetto a quello di altri paesi e avremmo anche le possibilità di agire, ma continuando così nel 2100 -o forse anche prima- si arriverà ad avere almeno tre gradi in più rispetto ad oggi. Malgrado questo la piazza economica continua a comprare e vendere energie fossili e questo significa che andremo incontro a dei cambiamenti epocali".

