
"Lorenzo Jelmini non sa perdere: è una pecca importante per chi fa politica". È con queste parole che inizia la presa di posizione del capogruppo PS in Consiglio Comunale di Lugano Martino Rossi, che risponde per le rime alle critiche sollevate dal collega PPD all'indomani della seduta comunale. A Jelmini non era andata giù in particolare l'opposizione di Rossi alla proposota PPD di rendere temporanea per il 2016 una misura di ridistribuzione del carico dei contributi alla Cassa pensione.
"Il pezzo acrimonioso che ha inviato a Ticinonews" scrive Rossi, "è per me un riconoscimento di merito, non richiesto, ma sempre gradito: il mio intervento sarebbe stato così convincente da indurre anche il PLR e la Lega dei Ticinesi a rifiutare la sua proposta. Non male per un socialista…"
Poi Rossi ritorna sul tema, spiegando nel dettaglio la proposta sul tavolo:
"Da un anno, con una formula provvisoria, i dipendenti della Città e il loro datore di lavoro si dividono in questo modo gli oneri dei premi da pagare per la Cassa pensioni: 11,5% a carico dei dipendenti, 13% a carico della Città (cioè dei suoi contribuenti). Prima, all’epoca delle “vacche grasse”, i dipendenti pagavano 8,5% e la Città 16%. Il Municipio proponeva che la nuova ripartizione fosse stabilita in via definitiva nel Regolamento della Cassa pensione".
"Jelmini ha presentato una piccola proposta, spacciandola per una misura importante a favore dei dipendenti pubblici di Lugano: che sono quasi 2000 e stimolano l’appetito del collega a pochi mesi dalle elezioni comunali… dimenticando che sono persone intelligenti e non in vendita sul mercato politico".
"Non cambiava le proporzioni (nessun vantaggio quindi per i collaboratori del Comune) ma voleva limitare al 2016 la misura, e poi modificarla o riconfermarla nel 2017, o nel 2018, o… chissà quando, finanze comunali permettendolo".
"Con questo, Jelmini gettava fumo negli occhi credendo di illudere che la misura, passato il 2016, sarebbe caduta ricaricando di nuovo sulle finanze del Comune quel 3% in più del salario assicurato pagato oggi dai suoi dipendenti alla Cassa pensioni".
"Peccato che avevamo appena ricevuto l’aggiornamento del Piano finanziario dove si legge che ancora nel 2019 avremo un deficit e che il debito del Comune, che già supera il miliardo di franchi, sarebbe aumentato ancora di 140 milioni".
"Ho ricordato questo dato", aggiunge Rossi, "e ho ricordato pure che la ripartizione dei contributi alla cassa pensione proposta dal Municipio, e dalla commissione del consiglio comunale che ne ha discusso, è in linea con quella per i dipendenti cantonali e molti altri. E che quella proporzione non è irreversibile: quando le finanze comunali saranno risanate, invece di tornare ad abbassare immediatamente il moltiplicatore comunale d’imposta (misura auspicata da Jelmini che, come noto, beneficia soprattutto agli alti redditi), si sarebbe potuto fare un gesto a favore dei dipendenti. Ho ricordato infine che si sta rivedendo il Regolamento dei dipendenti, che stabilisce le funzioni e le classificazioni salariali: e sarebbe stato saggio mantenere dei margini di manovra per correggere eventuali trattamenti salariali inappropriati per qualche funzione e qualifica bistrattate dalla scala salariale attuale".
"Il fatto che la proposta PPD fosse giunta a un minuto da mezzanotte" conclude Rossi, "non era certo la ragione principale per respingerla: semplicemente, ciò aveva impedito al mio Gruppo (PS) di adottare una linea comune e ognuno aveva libertà di voto. Quella espressa era la mia posizione personale, che si è poi tradotta in un’ampia maggioranza che ha respinto la proposta PPD. E il poco sportivo collega ha cercato di trovare un capro espiatorio della sua sconfitta, senza spiegarne il perché. Comunque: Buon Natale Lorenzo!"
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