
Presidenti contro. “Classico atteggiamento infantile”. Con queste parole il presidente del PPD, Giovanni Jelmini, sul domenicale Il Caffé, liquida la proposta avanzata dal presidente del PLR Giovanni Merlini di chiudere le preture di valle, come misura concreta di risparmio. “Un lusso che non ci possiamo più permettere”, aveva dichiarato il presidente del PLR, sostenendo sempre sulle pagine del domenicale locarnese Caffè la soppressione delle preture di valle, che si occupano solo di cause civili. Un attacco che Jelmini non ha digerito. “Si è trattato - ha commentato ancora il presidente pipidino - di una proposta che volutamente è andata a toccare un dipartimento, quello della Giustizia, diretto dal consigliere di Stato del PPD, quasi come ritorsione alle nostre critiche alla manovra finanziaria. È un atteggiamento che non porta a nulla: occorre invece interrogarsi se nello Stato ci siano strutture, uffici, settori che possono essere razionalizzati indipendentemente dal dipartimento a cui appartengono. È su questi aspetti che occorre confrontarci". Le preture di valle hanno compiti esclusivamente civili. Ai pretori di valle è però affidato parte degli incarti (per il 50% del loro lavoro) della pretura penale di Bellinzona alleggerendo così il lavoro del tribunale penale. Ed è appunto questa funzione che, secondo Jelmini, giustifica ampiamente il mantenimento delle preture di valle. “A prescindere dell’importanza delle preture in ambito civile - ha dichiarato infine Jelmini al Caffé - ruolo rilevato recentemente anche dal presidente del tribunale d’appello Emanuela Epinay-Colombo, va ricordato il loro lavoro nell’ambito penale a Bellinzona. Ma detto questo, e riconosciuto la funzione delle preture di valle io non ho preclusione a verificare se ci siano spazi di razionalizzazione anche in questo settore, come in tutti gli altri settori dello Stato: sono dell’opinione che nei vari uffici dello Stato ci siano possibilità di risparmio, ma vanno valutati in un’ottica ampia, non dipartimentale".
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