
La procuratrice pubblica Maria Galliani ha chiesto in serata 5 anni e 6 mesi di carcere per l'ex avvocato luganese Francesco Jelmini. La vicenda: 1 milione di franchi. È quanto costava all’anno lo studio legale di Jelmini e del suo socio. Un’attività che ne fatturava però due terzi in meno. Uno studio prestigioso: 5 avvocati, 3 segretarie, una di loro prendeva 10 mila franchi al mese. Bilancio e conto economico mai esistito. Uno studio dunque in grande perdita. “E io ero il cretino che correva per cercare colmare i buchi.” Ha dichiarato in aula Francesco Jelmini. A gravare su queste spese c’erano pure gli alimenti che doveva dare all’ex moglie. 200 mila franchi all’anno. Inoltre ha affermato la presidente delle assise criminali Giovanna Roggero Will, rivolgendosi a Jelmini, “lei certo non conduceva una vita da frate francescano!” Secondo giorno di dibattimento in aula a Bellinzona al processo che vede alla sbarra Francesco Jelmini, 48 anni, ex avvocato e notaio luganese accusato dalla procuratrice Maria Galliani di ripetuta appropriazione indebita, amministrazione infedele e falsità in documenti. Oggi si è conclusa la fase istruttoria durante la quale la giudice ha voluto capire da dove è partita la valanga e come ha fatto a creare un buco milionario così grande. Un’operazione difficile in quanto spesso Jelmini ha dato risposte confuse e contraddittorie. Tra il 2000 e il 2003 utilizzò indebitamente più di 18 milioni di franchi di clienti del suo studio legale per pagare spese proprie da una parte e coprire buchi dall’altra. I soldi effettivamente persi e per i quali è chiamato a rispondere davanti alla giustizia furono alla fine più di 6 milioni. Oltre a ciò ci sono ancora 15 milioni, interessi esclusi, di prestiti che Jelmini deve ancora restituire ad alcuni creditori. Nel pomeriggio ha preso poi la parola l’accusa per la requisitoria. La procuratrice Galliani ha parlato inizialmente delle enormi difficoltà incontrate dagli inquirenti nel ricostruire il danno finanziario e i movimenti di soldi effettati da Jelmini. In quanto mancava ogni tipo di rendiconto e nello studio regnava un importantissimo disordine contabile e documentale. Cosa assolutamente grave per un notaio che riceveva soldi di clienti. Questo caos ha fatto sì che molte cose non si sono potute appurare come si voleva. Domani parleranno le parti civili e il difensore di Francesco Jelmini, Luigi Mattei. Giovedì la sentenza. [email protected]
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